Campi sportivi, la sfida della messa a norma

Problemi ovunque per reggere il passo con le leggi sulla sicurezza
PESCARA. C’è una sfida da vincere prim’ancora di scendere in campo, alla vigilia dell’inizio della nuova stagione agonistica dei dilettanti. Riguarda le società e non solo. Al centro della discussione c’è la sicurezza degli impianti sportivi, la maggior parte dei quali, secondo le norme entrate in vigore nel corso degli ultimi anni, non è in regola.
Da una parte le forze dell’ordine, attraverso le prefetture, chiedono il rispetto dell’ex articolo 80 T.u.l.p.s. che contiene una serie di requisiti per poter ospitare le manifestazioni pubbliche come le partite di calcio; dall’altra i dirigenti dei club che si rivolgono ai sindaci per ottemperare alle richieste sempre più pressanti. Le amministrazioni comunali, dal canto loro, spesso e volentieri non hanno risorse economiche per ottemperare alle prescrizioni che arrivano. Anche perché gli impianti comunali, nella maggior parte dei casi, sono datati nel tempo e non al passo con le norme per la pubblica sicurezza. In Eccellenza sono emersi problemi a Capistrello, a Celano e a Luco dei Marsi. Lo stesso dicasi a Tagliacozzo nella passata stagione. Un po’ ovunque piccoli e grandi problemi. Basta una caldaia fuori posto per dichiarare non a norma un campo sportivo. Anche perché legge alla mano sono tante le prescrizioni che è pressoché impossibile sostenere le spese per mettersi a norma, specialmente nei piccoli paesi.
In alcuni casi, poi, viene confusa l’agibilità del campo sportivo rilasciata dal comitato regionale della Lnd con quella per la pubblica sicurezza. La federazione firma il documento attestante la messa a norma secondo i requisiti richiesti per poter giocare le gare ufficiali; ben altra attestazione è quella che firma la commissione di vigilanza che può essere provinciale o comunale a seconda se la capienza degli spettatori supera o meno quota 200. Qui giungono le note dolenti perché quando vengono richiesti la separazione dei settori, i parcheggi divisi tra locali e ospiti, afflusso e deflusso separati, la prova di staticità delle tribune o dei piloni di illuminazione - tanto per fare qualche esempio - il discorso si complica notevolmente per quei Comuni di poche migliaia di abitanti che hanno bilanci risicati e non possono reggere il passo con gli adeguamenti imposti dalle leggi. Pressoché impossibile tenersi al passo con le norme vigenti. Il più delle volte sono i sindaci ad accollarsi la responsabilità firmando le ordinanze. Ma rischia di non bastare più, perché le norme sono sempre più stringenti e i pubblici amministratori rischiano anche sul piano penale. Ecco, quindi, che negli ultimi mesi da parte del comitato regionale della Lnd Abruzzo si è reso necessario un’operazione di mediazione per evitare che la disputa delle partite di campionato diventi un problema, specialmente nei piccoli paesi. Da una parte la necessità di fare dei lavori per mettere a norma gli impianti; dall’altra quella di usare il buon senso per valutarne l’agibilità.
Questa estate sarà ricordata come quella della emorragia di società in Abruzzo. Circa una dozzina tra Prima e Seconda categoria. In alcuni casi i problemi legati alle strutture sportive hanno indotto i dirigenti a lasciar perdere. Niente più calcio, quello dell’Atletico Civitella Roveto è il caso più emblematico. Anche perché il corto circuito emerge nel momento in cui la pubblica amministrazione non riesce a finanziare i lavori necessari per ottemperare alle prescrizioni dettate dalle leggi dello Stato. Insomma, il cane che si morde la coda. Se gli stadi vecchi e obsoleti sono il problema del calcio italiano ad alti livelli lo sono ancora di più nel mondo dei dilettanti. E queste sono settimane di corse contro il tempo perché nel week end riparte la stagione agonistica con la coppa Italia. Ovviamente, i problemi in prospettiva sono legati alle squadre con il maggior seguito di tifosi nei campionati dilettantistici: il Lanciano in Eccellenza e L’Aquila in Promozione. Proprio nell’Aquilano esistono i problemi maggiori per la messa in sicurezza degli impianti pubblici.
@roccocoletti1. ©RIPRODUZIONE RISERVATA

