Campili, uno dei corridori più longevi: «A 60 anni spingo ancora sui pedali»

13 Agosto 2019

CEPAGATTI. Sessanta (compiuti lo scorso 22 novembre) e non sentirli. Sono gli anni di Michele Campili, uno dei ciclisti di punta (oltre che tra i più longevi) del variegato panorama che ruota attorno...

CEPAGATTI. Sessanta (compiuti lo scorso 22 novembre) e non sentirli. Sono gli anni di Michele Campili, uno dei ciclisti di punta (oltre che tra i più longevi) del variegato panorama che ruota attorno all'attivissima sezione Ciclismo dell'Acsi Abruzzo. Nato a Cepagatti, dove risiede da sempre, Michele, che nella vita di tutti i giorni è uno stimato impiegato comunale, ne ha tante di cose da raccontare. Ovviamente legate al mondo delle due ruote, cui si è accostato quasi per caso, da ragazzino. «Ai miei tempi», ricorda, «il ciclismo era una delle poche discipline che si potevano praticare anche da solo, senza dover necessariamente coinvolgere altre persone. La spinta decisiva, poi, me la diede uno zio, regalandomi una bici sportiva che subito adattai a mezzo da corsa, cambiandone il manubrio. Per salire in sella ad una vera bici da corsa però, dovetti attendere di essere tesserato dalla locale società sportiva Cepagatti: una Rocchetti con la quale disputai le mie prime gare ufficiali, nei Dilettanti di Terza serie, l'equivalente dell'attuale categoria Juniores».
Di lì il passaggio alla Seconda serie ed il successivo stop. «Dovuto ad una brutta caduta in gara, a Sambuceto, provocata da un'auto. Non mi feci molto male, per fortuna, ma durante l'inevitabile periodo di sosta forzata trovai prima un impiego in una ditta di Pescara (essendosi nel frattempo diplomato, ndc) e poi alla Zanussi. Preferii dunque fermarmi, non avendo più molto tempo da dedicare a questo mio svago».
Diversi anni dopo, il secondo colpo di fulmine: «In realtà», spiega Campili, «furono i miei colleghi di lavoro, che pure uscivano spesso in bici, a convincermi, e da lì ripresi anche a gareggiare, con l'Acsi, nonostante una seconda caduta (nel 2013, ndc) che mi costò quasi un anno di stop. Stavolta però, a differenza della precedente, appena smaltita la lussazione alla spalla, il longilineo biker pescarese, bravo sia in volata che in salita, tornerà subito in strada, cominciando ad inanellare una lunga serie di successi. «Senza falsa modestia», conferma, «devo dire che nella mia categoria d'appartenenza (Super Gentlemen A, e prima ancora, Gentlemen 2, ndc) vinco spesso io». Una media di 15-16 successi l'anno, mentre nell'attuale è arrivato a quota 5 (su 14 gare disputate), ed altrettanti secondi posti. «Diverso invece», aggiunge, «il discorso a livello assoluto, visto che in quel caso si tratta di competere con atleti di tutte le età, ragazzi compresi».
Ai quali però riesce ancora a tener testa, tant'è che nel 2016 (a 58 anni) è riuscito a piazzarsi davanti a tutti. Anche ai più giovani. «Ma l'affermazione più bella», conclude Michele Campili, «resta l'edizione 2018 del Mundialito, che non avevo mai vinto prima d'ora, nella mia categoria». (s.d.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA.