Campitelli e il Teramo: «Passione e rivincita»

«Obiettivo play off, ma inseguo quella serie B toltaci con un’ingiustizia»
Domenica, ad Alessandria, con la Coppa Italia Tim, inizierà la nona stagione di Luciano Campitelli al timone del Teramo, la quinta di fila tra i professionisti. L’imprenditore dolciario di Canzano riparte con entusiasmo dopo un anno di transizione all’insegna dello tsunami Savona-Teramo, il caso che gli ha fatto perdere l’estate scorsa la B conquistata sul campo. E ripartirà come seconda realtà calcistica nel panorama abruzzese, dopo il Pescara in serie A.
Campitelli, che cosa la spinge a fare ancora calcio al giorno d'oggi?
«L'amore per questo sport e per questa maglia che ormai mi è entrata nel cuore. E anche per una sorta di rivincita per quello che ci è stato tolto (il riferimento è al caso Savona-Teramo e all’illecito sportivo dell’anno scorso, ndr)».
Teramo è diventata la seconda realtà calcistica regionale. Che idea si è fatto del caso Virtus Lanciano?
«Non lo so di preciso che cosa è accaduto; so solo che oggi tutti condannano i Maio a Lanciano. Però, io dico che bisognerebbe ringraziare i Maio per quello che hanno fatto con i propri soldi. Il calcio è una macchina che accumula debiti e a un certo punto viene voglia di smettere. Piazze come Lanciano o la stessa Teramo valgono la D per quello che possono esprimere. Tutto quello che viene di meglio è merito di chi ci mette soldi e sudore propri. E comunque il calcio è fatto di cicli: si va giù e poi si torna su. Dalle stelle alle stalle, ci sono passato anch’io l'anno scorso».
A parte il Pescara, il calcio abruzzese è in affanno?
«Sì, e vi dico di più. Le tasse sono un fardello che nessuno prende in considerazione. Si parla e si discute di cifre, ma nessuno tiene conto delle tasse che appesantiscono il bilancio».
Quanto costa un campionato di Lega Pro?
«Dai 2,3 milioni a 3 milioni».
Quali sono le entrate?
«I soldi della Lega, quelli del botteghino e delle sponsorizzazioni. E poi, se si hanno capacità e fortuna, ci sono le plusvalenze. Il resto ce lo mette chi fa calcio».
Come giudica i primi passi di Gabriele Gravina a capo della Lega Pro?
«Positivi, molto positivi. Per la prima volta si cominciano a vedere delle regole precise. Sta facendo un bel lavoro».
La crisi del calcio abruzzese è colpa dell'economia che non va oppure c'è dell'altro?
«Il calcio è un'azienda a tutti gli effetti. Ma questo calcio non ha futuro, è un problema di sistema. Con il calcio c’è il rischio di farsi del male, perché ci sono di mezzo il cuore e la passione che vanno oltre ogni logica aziendale».
Se ripensa a un anno fa di questi tempi che cosa le viene in mente?
«Più ci penso e più mi viene in mente la parola ingiustizia, una grossa ingiustizia. E poi va fatta una considerazione: ci sono tanti malfattori nel calcio che si avvicinano a società poco esperte. Noi abbiamo pagato per tutto il sistema. Abbiamo perso un campionato vinto sul campo senza lo straccio di una prova di quanto sostenuto dall’accusa. Dico ingiustizia, perché ci sono in ballo altri casi – anche più gravi – senza che siano state emesse delle condanne così dure. Ragazzi, abbiamo rischiato di andare al tappeto, io e le mie aziende. Non ce lo dimentichiamo. Se siamo ancora in piedi è perché siamo forti e corretti».
Che cosa si rimprovera sul caso Savona-Teramo?
«Niente prima del 2 maggio 2015, forse sarei dovuto entrare a gamba tesa quando è scoppiato il caso. Invece, ho subito. Ho parlato poco, perché avevo paura. Ho ascoltato troppo la parola degli avvocati».
Zauli è a conoscenza dei suoi sfoghi post partita?
«Allenatori, dirigenti e giocatori che sono andati via hanno riconosciuto che le mie parole sono uno stimolo per fare meglio. Zauli ha lo stesso carattetre mio, andiamo d'accordo. Abbiamo le stesse idee».
Qual è il dirigente che ammira di più nel calcio italiano?
«Sono interista, ma ammiro la società Juventus, è un esempio. Mi chiedo se tutti questi investitori stranieri che arrivano hanno le idee chiare e un progetto da perseguire come quello bianconero».
Qual è l’obiettivo del Teramo quest'anno?
«Sarà un anno di transizione, per certi versi difficile. Credo che finiremo nel girone nord est. Ci saranno città e squadre più forti di noi. Mi riferisco a Venezia, Parma e Padova. Se ci qualificheremo ai play off sarà un risultato molto importante».
Tra tutti quelli che sono passati per Teramo a chi è rimasto più affezionato?
«A tutti, e non è un modo di dire. Però, se devo fare un nome dico Lapadula, ci sentiamo spesso. Non è perché è arrivato al Milan, apprezzo il fatto che si ricorda da dove è venuto. Ammiro l’uomo prim’ancora che il giocatore».
E’ ancora a caccia di soci per il Teramo?
«Il Teramo è un’azienda che ha bisogno di lavoro quotidiano oltre che di soldi dai soci. Ogni giorno occorre stare sul pezzo. Non basta mettere 50-100mila euro per essere soci, c’è bisogno anche di lavorare per il Teramo calcio. Resto comunque aperto alla valutazione di ogni soluzione».
Chi sarà lo sponsor del Teramo?
«Con ogni probabilità, saranno tre. E, dopo Ferragosto, li presenteremo con una festa in piazza».
@roccocoletti1
©RIPRODUZIONE RISERVATA

