Campitelli: in serie C ormai è un caos

«Siamo alla frutta, c'è l'urgenza di tornare ad essere credibili agli occhi dei tifosi»
TERAMO. Sono giorni di attesa, su vari fronti, in casa Teramo. C'è la gara di coppa Italia da recuperare, sul campo del Rieti, che potrebbe essere disputata domenica o il 2 settembre. Bisogna poi capire quando inizierà il campionato (mercoledì, dopo l'assemblea dei club, se ne saprà di più), che corre il serio rischio di slittare a metà settembre o addirittura oltre. Parallelamente c'è l'ultima settimana di mercato, che sabato (salvo proroghe) chiuderà i battenti con un Teramo ancora impegnato a sistemare alcuni tasselli in entrata (si attendono novità sugli arrivi di Santoro, Fiordaliso e di un portiere) e in uscita. Giovedì, intanto, il Diavolo sarà di scena ad Avezzano (ore 20,30) in un nuovo test di questo infinito precampionato. L'aria pesante che si respira in serie C ha messo di cattivo umore il presidente Luciano Campitelli, che al Centro esterna il suo stato d'animo a poche ore dalla fine della squalifica per il caso Savona del 2015.
Presidente, che idea si è fatto del caos di questa estate in serie C?
«Non ci si capisce più niente. Siamo alla frutta. Il calcio italiano è arrivato ad un punto di non ritorno. C'è l'urgenza di ritornare ad essere credibili agli occhi dei tifosi. I presidenti come me, che ci mettono tanta passione e fanno enormi sacrifici, non sono più di moda».
Si è fatto un'idea di quando il campionato potrà iniziare?
«Vediamo cosa emerge nella riunione di mercoledì in Lega. Io penso che fino a quando non c'è chiarezza sul numero di squadre e sui ripescaggi in B (il Coni deciderà il 7 settembre, ndc) i calendari non verranno fatti e il campionato non potrà partire. La situazione, quindi, è piuttosto complessa».
Sarebbe d'accordo con uno sciopero indetto dall'Assocalciatori?
«Lo appoggerei soltanto se dietro ci fosse un progetto corretto. Un commissario della Figc non può modificare il numero di squadre ammesse alla serie B (da 22 a 19, ndc) andando contro i regolamenti. Non si possono cambiare le carte in tavola dalla sera alla mattina. Serve aria nuova. Bisogna mettere dirigenti preparati ai vertici del calcio».
In settimana, intanto, termina la sua squalifica per il caso Savona. Che sensazioni prova?
«Non ci sto pensando più di tanto, sinceramente. Potrò tornare operativo e dire la mia in Lega, per esempio. Ma dubito che le mie parole e quelle di tanti altri presidenti vengano prese in considerazione».
Parliamo del Teramo. Ci saranno altre novità societarie a breve?
«Non lo so. Il mio pensiero lo conoscete. Se c'è qualcuno disposto a dare una mano concreta è il benvenuto. E non è una questione di percentuali. Io sono pronto a cedere interamente il Teramo anche subito se ci fossero imprenditori locali interessati e seri».
Che squadra sta nascendo?
«E' un Teramo formato da giovani e meno giovani e guidato da un allenatore (Zichella, ndc) che ha tanta voglia di fare bene. Abbiamo preso alcuni elementi interessanti e in questi giorni completeremo la rosa con gli ultimi tasselli. I segnali sono positivi, poi sarà ovviamente il campo a emettere il giudizio».
Il caso Amadio?
«Speriamo di trovare una soluzione buona per noi e per lui. Stefano è un grande giocatore, ma non fa più parte del progetto. Abbiamo fatto scelte diverse e nel suo ruolo ci sono due giovani (Ranieri e Persia, ndc) sui quali puntiamo. Il nostro progetto si basa sull'utilizzo di quattro-cinque giovani a partita. Per una società come la nostra questi aspetti sono vitali. Amadio, se dovesse restare a Teramo, si allenerà con il gruppo, ma durante le partite andrà in tribuna».
Gaetano Lombardino
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