Campitelli non molla e difende Sansovini: «Salviamoci insieme»

3 Maggio 2017

Il patron smentisce le voci di abbandono in caso di serie D e fa quadrato attorno al bomber attaccato sui social

TERAMO. Nel secondo anniversario di Savona Luciano Campitelli ha convocato d’urgenza una conferenza stampa perché, così ha esordito, «in un momento così particolare e difficile credo di dover dire delle cose». Il messaggio era diretto a una parte della tifoseria dopo il finale con i nervi a fior di pelle del match con il Parma e qualche sciocco esercizio di violenza verbale apparso sui social contro Sansovini, reo di aver sprecato la palla della vittoria.
«Ci tengo a difendere pubblicamente tutti i miei giocatori», ha detto il patron del Teramo, «ora tutti insieme dobbiamo cercare una salvezza che meritiamo perché come società siamo stati seri, abbiamo il quinto-sesto budget del girone e abbiamo sempre pagato gli stipendi, non è facile. Mi rivolgo a una parte della tifoseria, a chi parla di retrocessione programmata e a chi ci insulta sistematicamente. Abbiamo commesso errori, è vero, e per quelli di due anni fa mi sono già pubblicamente scusato. Ma quando abbiamo ricominciato dalla Promozione vedevo tifosi molto umili, oggi tanti fanno i professionisti del calcio offendendo a destra e a manca. Questo mi fa molto male. È vero che tutti ci aspettavamo una stagione diversa, ma se un calciatore viene insultato e minacciato pesantemente non ci sto, dietro un calciatore ci sono una persona e una famiglia. Sansovini ha tirato fuori solo davanti al portiere al 93’ ed era già distrutto, non si uccide uno che era già morto. Bisognava applaudirlo, Campitelli e Sansovini non sono bravi solo quando vincono: se sono bravi, lo sono sempre».
Strigliati i contestatori, Campitelli ha guardato avanti. Innanzitutto al finale di stagione, dicendo: «C’è una categoria da conservare a ogni costo in una città che ha perso tutto. Per me abbiamo il 50 per cento di probabilità di farcela. I giocatori ci devono mettere più ferocia, più cattiveria, mi aspetto tanto da loro a partire da Salò, dove bisogna vincere. La mia paura è di non giocare la seconda dei play out in casa, dobbiamo finire quartultimi o quintultimi». Ma il patron ha guardato anche oltre, rassicurando la piazza sul fatto che neanche una retrocessione lo spingerebbe a mollare. «Non si rompe il giocattolo», ha detto sempre rivolto ai contestatori, «perché io non lascio la nave che affonda, io mollerò semmai quando andremo benissimo. Se si va in D o in qualsiasi altra categoria si riparte, certi errori non li faremo più, facendo quella programmazione che non abbiamo fatto negli ultimi due anni proveremo di nuovo a inseguire un sogno».(d.v.)
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