Camplone: che emozione giocare contro il Pescara

7 Maggio 2015

Il tecnico del Perugia: «Io in panchina e mia figlia sarà in curva Nord con i tifosi biancazzurri»

PESCARA. Una gara dal sapore speciale. Per Andrea Camplone affrontare il Delfino significa sfidare il passato e il presente. Il 49enne allenatore del Perugia, nato e cresciuto a Pescara, vive ancora con la famiglia in riva all’Adriatico. Sabato davanti alla sua panchina proverà emozioni forti guardando la fascia laterale che ha percorso centinaia di volte durante le sue 188 battaglie con la maglia biancazzurra. «Ogni volta», spiega Camplone, «che incontro il Pescara la posta in palio è altissima. Per ora sono concentrato sulla preparazione della partita, ma sono certo che quando entrerò in quello stadio sentirò qualcosa di forte».

Al suo fianco ci sarà Giacomo Dicara, suo vice da tanti anni, un altro calciatore di spicco del Pescara di Giovanni Galeone. «Anche lui sarà emozionatissimo. Siamo pescaresi e in fondo nella storia calcistica di questa società ci sono anche i nostri nomi».

Due campionati di B vinti da entrambi con la maglia del Delfino (1987 e 1992), ma sabato ognuno dovrà concentrarsi sui proprio interessi. «Sarà una gara aperta a qualsiasi risultato. La mia squadra giocherà per vincere. Non firmo per il pareggio perché poi avremo altre due sfide insidiose contro Carpi e Cittadella. Ora in zona play off c’è vera bagarre e grazie alla vittoria di domenica è tornato in corsa anche l’Avellino. Non sarà facile centrare un buon piazzamento nella griglia, ma proveremo a vincerle tutte».

Il Perugia si presenta con una serie impressionante di risultati utili consecutivi: ben 10 (5 vittorie e altrettanti pareggi): nel girone di ritorno soltanto il Carpi ha avuto un rendimento migliore. «Veniamo da un ottimo momento. Nella prima parte del torneo abbiamo avuto qualche pausa di troppo perché la rosa era un po’ ristretta, ma a gennaio sono arrivati alcuni giocatori che l’hanno completata. Ora abbiamo tante risorse, però non bisogna mollare».

Non ci saranno tre giocatori importanti: Fazzi, Facinelli e Parigini, tutti e tre squalificati. «Mancheranno due attaccanti, tra i quali Falcinelli che è il nostro capocannoniere, ma ci sono calciatori in grado di fare una bella figura».

In tribuna ci saranno tanti amici e soprattutto familiari che guarderanno la partita in settori diversi. «Sì, mia figlia andrà in curva nord con i suoi amici, sapete che segue regolarmente il Pescara, mentre mio figlio e mia moglie saranno in tribuna. A Barbara (sua moglie, ndc) ho detto di restare a casa, ma non ne vuole sapere. Spero che non succederà, purtroppo è possibile che qualcuno mi rivolgerà qualche parola brutta, perciò le ho consigliato di guardarla in televisione».

In effetti alcuni non hanno dimenticato la storia di Camplone che da allenatore del Pescara rassegnò le dimissioni nel 2007 durante il ritiro a causa della crisi societaria. “Purtroppo quello che è accaduto non è stato spiegato bene. La realtà dei fatti è diversa: me ne andai perché amo troppo Pescara. Se fossi rimasto avrei preso in giro la mia gente. Non c'era nessun progetto, non c'era futuro ed io non potevo essere complice di una situazione del genere. Per questo motivo non mi sono mai pentito di quella scelta».

Qualche anno dopo sarebbe tornato anche gratis a guidare la squadra della sua città, ma nessuno lo ha mai contattato. All’Adriatico si rivedranno anche altri ex: Rizzo, Nicco, Crescenzi e Nielsen. Quest’ultimo è stato rigenerato dalla cura-Camplone. «Nielsen sta facendo cose egregie. Non è ancora quello del Pescara di Zeman perché negli ultimi mesi ha giocato poco, ma sarà una pedina fondamentale nei play off».

Infine, un giudizio sul Pescara del suo pupillo Matteo Politano. «Oltre a lui ci sono altri calciatori che meritano palcoscenici di maggiore livello. Memushaj, Bjarnason, Melchiorri, Sansovini sono fortissimi. È una squadra costruita per salire in A e Baroni sta facendo un buon lavoro. Al primo anno è in lotta per i play in una piazza difficile. Dovrà stringere i denti perché questa è la fase cruciale. So che i pescaresi vorrebbero vincere e divertirsi, ma non sempre ci si riesce. Galeone e Zeman sono unici sotto questo profilo».

Giovanni Tontodonati

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