Camplone: vai Max, hai una bella gatta da pelare

L’amico (oggi tecnico del Perugia) ai tempi del Pescara parla di Allegri e la Juve: «Felice per lui, ma il compito non sarà facile: dipende molto dai giocatori»
«Bellissimo, sono molto contento per Max». Andrea Camplone, 48 anni da compiere, pescarese doc, ha appena finito di dirigere l’allenamento del Perugia quando viene raggiunto dalla notizia che Allegri ha firmato con la Juventus. I due hanno giocato insieme in maglia biancazzurra dal 1991 al 1993. E conservano un buon rapporto.
Camplone, Allegri alla Juventus se l’aspettava?
«Fino a martedì sera no. Poi, dopo le dimissioni di Conte, ci ho sperato».
Come lo vede sulla panchina bianconera?
«Bene, sono contento per lui. Ma lui per primo sa che si è preso una bella gatta da pelare. Arrivare in un club come la Juve che ha vinto tutto negli ultimi anni non è facile».
E quindi?
«Max è bravo, ha quella tranquillità che ti permette di gestire bene il gruppo. Lui è un riflessivo, l’esatto contrario del sottoscritto. Io sono istintivo».
Quando l’ha visto l’ultima volta?
«Un paio di settimane fa. E’ stato a Pescara per partecipare a un matrimonio e mi è venuto a trovare allo stabilimento».
Che cosa le ha detto?
«Eravamo io lui e Giacomino (Dicara, anche lui ex Pescara e oggi allenatore in seconda del Perugia con Camplone, ndr). E mi ha detto che non aveva nulla. Nemmeno la Nazionale, anche se tutti i giornali ne parlavano come uno dei candidati».
Ora è alla Juve.
«D’altronde, dopo aver allenatore il Milan puoi andare solo in certi club o, al massimo alla Nazionale. Penso e spero faccia bene. Lì devi solo vincere».
E non sarà facile dopo l’addio di Conte?
«La certezza è che la società lo supporterà in tutto. Dipende dai giocatori, da come reagiranno. Era il gruppo di Conte, bisogna verificare se mentalmente assorbiranno bene il passaggio di consegne».
Farà il 4-3-3?
«Non lo so, ma quello della Juve è un gruppo ben delineato come filosofia di gioco, perché cambiare? No, penso che Max toccherà il meno possibile».
Avete giocato insieme dal 1991 al 1993 a Pescara.
«Bei tempi. Mai avrei pensato che un giorno sarebbe diventato allenatore a grandi livelli».
Perché?
«In campo era un giocatore di fantasia, fuori gli piaceva divertirsi come tutti i ragazzi di 20-25 anni. Ma con il tempo si matura, l’esperienza insegna a crescere. E lui il salto di qualità l’ha fatto da tempo».
@roccocoletti1
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