Capitanelli: «Sarà un derby duro» Leonzio: avanti tutta

11 Ottobre 2018

Il centro e il play dell’Amatori (entrambi figli d’arte):  «Siamo ambiziosi, puntiamo a insidiare San Severo» 

PESCARA. Le ambizioni dell’Amatori hanno i centimetri (208) di Andrea Capitanelli e la voglia di emergere di Ennio Leonzio. Buona la prima contro Corato, nel girone C della serie B di pallacanestro maschile; all’orizzonte c’è la trasferta di Teramo contro l’Adriatica Press che, al contrario, è partita con una sconfitta ad Ancona. «I teramani hanno caratteristiche diverse da Corato, esprimono un gioco più rapido, ma sarà comunque un derby duro», il pensiero di Capitanelli espresso nel corso della diretta Facebook disponibile sul sito www.ilcentro.it. «È un derby», ha detto invece Leonzio, «e come tale sfugge a qualsiasi pronostico. Ci teniamo tutti, il nostro coach Stefano Rajola in maniera particolare dal momento che lì ha giocato. E ha anche la moglie teramana...».
«Abbiamo già affrontato la squadra di Domizioli in precampionato», gli ha fatto eco Capitanelli, «e sappiamo che se li prendiamo alla leggera andiamo incontro a brutte figure». Il successo contro Corato ha alimentato le ambizioni dell’Amatori. «La stagione è lunga», ha aggiunto Ennio Leonzio, play-guardia classe 1994, «ma ci siamo posti degli obiettivi intermedi, tra i quali la qualificazione alla coppa Italia e per riuscirci dobbiamo chiudere il girone di andata entro i primi due posti. Quindi, bisogna accumulare vittorie». Anche per soffiare sul fuoco dell’entusiasmo che ha accolto la prima casalinga dell’Amatori. «Oltre mille persone al palazzetto sono un’apertura di credito che dobbiamo sfruttare, perché da qui alla fine il sostegno del pubblico sarà fondamentale per arrivare il più in alto possibile. Siamo al 70% della forma», ha spiegato Leonzio, «e abbiamo dei margini di miglioramento che dobbiamo monetizzare».
Per Leonzio il derby più atteso sarà quello di Chieti, visto che è un teatino doc. «È già iniziato il conto alla rovescia, già da quando è uscito il calendario in città aspettano questa sfida (il 21 ottobre al PalaTricalle, ndr) che per me, ovviamente, sarà molto sentita. Dalla mia, avrò il tifo degli amici e dei parenti». Figlio d’arte Leonzio, la mamma, Raffaella Di Cicco, ha giocato ad alti livelli, mentre il papà è stato con il Cus Chieti di calcio a 5. «Per un anno ho avuto il dubbio della scelta tra basket e calcio, poi ho preso la via della pallacanestro e ho avuto un’esperienza formativa alla Stella Rossa di Roma che rifarei di nuovo, perché mi ha dato un’impronta ben precisa in campo e fuori».
Andrea Capitanelli, invece, a 32 anni può essere considerato uno “zingaro” della palla a spicchi, avendo giocato da Lecco fino a Barcellona Pozzo di Gotto. «Devo tutto a Enrico Fabbri, il coach che mi ha ripescato a Veroli quando pensavo di non avere più un futuro», ha raccontato il centro romano, anche lui figlio d’arte e con un fratello che fa il corazziere al Quirinale, «ho girato tanto in carriera e dal febbraio del 2016 ho trovato la mia dimensione qui a Pescara. Con Rajola c’è feeling: prima è stato mio compagno di squadra e dall’anno scorso è l’allenatore. La società è ambiziosa, ma lo siamo anche noi. La squadra è consapevole dei propri mezzi. Sappiamo che San Severo ha qualcosa in più sulla carta, ma noi vogliamo essere protagonisti fino alla fine». Già, le favorite. «San Severo è sulla bocca di tutti», ha argomentato Capitanelli, «ma credo che anche Chieti, Civitanova e Ancona hanno attrezzato dei buoni roster. Ma, ripeto, noi dobbiamo pensare a noi stessi e a sprigionare tutto il nostro potenziale». «Personalmente», il pensiero di Leonzio, «dico, nell’ordine, San Severo, Chieti, Fabriano e Civitanova. A differenza del passato, però, non ci sono squadre materasso. È un torneo più difficile».
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