Capo d’Orlando Primo obiettivo legittimare il ripescaggio
Capo d’Orlando sbarca per la seconda volta in A, ma il modo in cui si è concretizzato l’approdo nella massima serie si può definire opposto rispetto a quello del 2005. L’Upea ha infatti vissuto per...
Capo d’Orlando sbarca per la seconda volta in A, ma il modo in cui si è concretizzato l’approdo nella massima serie si può definire opposto rispetto a quello del 2005. L’Upea ha infatti vissuto per qualche mese in un limbo con un piede in A e uno in LegaGold; poi, il 18 luglio, è arrivato l’ufficiale ripescaggio al posto di Siena. In un mese il Ds Sindoni ha quindi avuto il compito di costruire un roster che potesse garantire una salvezza tranquilla; si è quindi partiti dalla scelta di un coach rampante, come Griccioli, e dalla riconferma dello zoccolo duro della scorsa stagione, con il trio Basile-Soragna-Nicevic riconfermato in blocco per assicurare esperienza dalla panchina. A essi si è dapprima aggiunto un altro veterano del basket nostrano, come Pecile, e qualche giovane di prospettiva; poi è arrivato il turno del blocco straniero, fondato sulla riconferma di Archie, ala ricercatissima sul mercato (già in odore di Nba) che ha deciso di restare per un’altra stagione in Sicilia nella speranza di fare un ulteriore salto di qualità. Sono infine arrivati gli altri americani (che occuperanno gli spot di titolari), capeggiati da quel Flynn, che se dovesse tornare sui suoi standard del 2009 con i T-Wolves in Nba, avrebbe effetti devastanti per gli avversari.
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