Capobianco: «Il futuro del basket italiano è roseo»

Parla il ct della Nazionale femminile: al Trofeo delle Regioni ho visto atleti di grande interesse
ROSETO. In questi giorni, a guardare i ragazzi che partecipano al Trofeo delle Regioni c’è coach Andrea Capobianco, responsabile tecnico del settore giovanile maschile, ma anche allenatore della nazionale femminile fresca di qualificazione all’Europeo.
Capobianco, di che livello ha trovato il Trofeo delle Regioni?
«Sto vedendo atleti di grande interesse ed allenatori che si stanno impegnando per aiutare i propri giocatori a crescere. In tal senso abbiamo anche fatto un clinic per dire che bisogna costruire un corretto percorso formativo per farli arrivare a giocare a certi livelli».
Nel suo lavoro è importante l’insegnamento, ma anche la ricerca del talento.
«Sono aspetti molto importanti, ma il talento da solo non basta: serve un lavoro quotidiano e mirato, per permettere al talento di esprimersi. In questo è fondamentale il ruolo dell’allenatore, di supporto alla loro crescita umana, fisica e tecnica».
Con questa generazione, è diventato anche più difficile il lavoro sull’aspetto fisico-motorio?
«Oggi le esperienze di vita dei giovani sono cambiate, possiamo stare qui a lamentarci per il tempo che passano coi videogiochi, oppure possiamo reagire portando in palestra quel che era la vita ed i giochi che si facevano in strada, che davano ai ragazzi certe esperienze».
Qual è invece il suo pensiero sul reclutamento?
«Penso che si dovrebbe tornare ad una certa semplicità: bisogna lavorare a livello locale, per poi cercare il fenomeno fuori dai propri confini; farlo al contrario non è vincente, il “giocatore fenomeno” deve essere inserito in un contesto già pronto per poter essere producente».
Le nazionali giovanili vanno forte, ma di giovani in prima squadra nel maschile ce ne sono pochi. Perché?
«Aldilà delle regole, il nostro compito è di formare i giocatori fino a 21-22 anni, e ce lo dicono i risultati ottenuti sia a livello maschile che femminile: Zandalasini è stata la miglior giocatrice agli Europei under 20, nel torneo maschile Moretti era nel miglior quintetto, Toté è stato il miglior giocatore all’Europa All Star Game, e poi ci sono Fontecchio, Mussini, Flaccadori, o Sara Madeira, nel quintetto ideale mondiale con un anno di anticipo; abbiamo giocatori interessanti, dobbiamo solo continuare a formarli. Se ripenso agli anni di Teramo quando lanciammo un giovanissimo Achille Polonara, beh lui giocava semplicemente perché lo meritava».
Capitolo settore femminile: come vanno queste finali under 20?
«Ho visto sul parquet vari sistemi di gioco, il livello è buono, e ci sono individualità interessantissime; tocca a noi allenatori continuare a crederci e lavorare con queste ragazze».
Nel frattempo la sua Nazionale femminile si è qualificata in anticipo ad Eurobasket.
«Entriamo in quarta fascia per cui non sarà semplice: l’obiettivo è di giocarcela, so di avere a disposizione giocatrici con grandi qualità tecniche e soprattutto con grande cuore e cervello; non possiamo promettere risultati, ma andremo con orgoglio a giocarcela».
Dagli anni belli a Teramo in A, al salto nel settore giovanile nazionale: si sente un po’ il continuatore di quella scuola italiana, che ha avuto grandi interpreti come Messina, Scariolo o Pianigiani?
«Essere accostato a loro mi mette quasi imbarazzo. Io sono nato con i master di Messina, ed è normale che sia un continuatore di quella scuola, in cui i giocatori sono considerati gli attori principali e non solo pedine. Come Italia nel ranking europeo delle giovanili maschili e femminili siamo secondi in classifica, abbiamo allenatori all’estero, in Nba, che hanno fatto le finali all’Olimpiade: vuol dire che il livello della nostra scuola è altissimo». (m.r.)
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