Capone: a Chieti mi sento poco considerato

20 Agosto 2018

Quattro campionati vinti in A2 e uno di B, memorabili le triple per le promozioni di Arese e Avellino

CHIETI. Tre anni fa ha festeggiato il cinquantesimo compleanno al PalaTricalle con una partita assieme ai suoi «compagni di strada». A cominciare da quelli con cui, adolescente, frequentava fino all’imbrunire, ed anche oltre, il campetto di basket del quartiere Sacro Cuore. E per strada Claudio Capone, una vita sotto canestro, di compagni ne ha avuti davvero tanti.
Più o meno famosi, ad accompagnare una carriera segnata da numeri importanti. Quattro campionati di serie A2 vinti a Desio, Montecatini, Arese e Avellino, la vittoria di un campionato di serie B a Verona e con gli oltre cinquemila punti messi a segno in serie A (565 presenze) Capone è tra i primi cinquanta marcatori di sempre. Formidabile tiratore dalla lunga distanza, nella storia del basket nazionale viene spesso ricordato come il giocatore che, con due incredibili triple allo scadere, ha deciso le gare che hanno portato alla promozione di Arese e Avellino.
«Una bella carriera nella quale ho avuto la fortuna di giocare con campioni come Marzorati, Brunamonti, Meneghin, Sacchetti, Bonamico, per non parlare di gente che ha calcato i campi dell’Nba, primo fa tutti Michael Jordan che affrontai in amichevole indossando la maglia della Juve Caserta. Ma sono particolarmente legato agli inizi e alla battute conclusive della mia lunga avventura. I primi passi a Chieti sui campi all’aperto con persone e allenatori eccezionali come Mimmo Trivelli, Stefano Pizzirani e Cesidio Di Masso, per poi saltare alle recenti esperienze da "over”, ovvero le rappresentative di Maxibasket e lo splendido rapporto con Alberto Bucci, ottimo tecnico e persona di grande spessore. La passione è quella di sempre ed anche la festa di tre anni fa va considerata come testimonianza di un profondo senso di appartenenza all’ambiente cestistico teatino». Un ambiente nel quale Claudio Capone non si è però mai sentito abbastanza considerato. «Purtroppo è così, nonostante la mia lunga esperienza, e la cosa, inutile negarlo, mi dispiace. Così come mi è dispiaciuto, per un anno, vedere scomparire in città il basket di un certo livello. Errori pagati a caro prezzo, non posso che sperare bene per questa nuova esperienza della Teate in serie B. Una categoria comunque più consona alla nostra tradizione e dalla quale puntare, specie attraverso un valido settore giovanile, verso obiettivi più ambiziosi». Su tutto, una palla a spicchi che continua a rimbalzare e bucare la retina. I parquet di mezza Italia in ben 31 campionati, ancora sfide e ancora vittorie da protagonista nella squadra azzurra over 50 (2 campionati del mondo e 3 europei) prima di consegnarsi a un anno di inattività. «Ma solo per motivi di lavoro. Magari riprendo. Intanto faccio minibasket con il Village di Chieti e l’Intrepida ad Ortona. Comunque un modo per continuare a vivere la pallacanestro che è stata e resta la mia vita». La vita di Claudio Capone, detto “Moses” perché, al campetto, i suoi funambolismi venivano accostati dagli altri ragazzi a quelli di Moses Malone, ai tempi un mito della Nba. Il momento che attraversa il basket italiano? «Non è certo dei migliori, basta guardare i risultati della nazionale. Troppi stranieri, poche strutture, assurde le formule di alcuni campionati».
Giuseppe Rendine
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