Capone-gol rimanda la retrocessione in C

Prova dignitosa dei biancazzurri che dopo un mese tornano a vincere battendo la Reggiana e trascinandola verso il baratro. Venerdì a Cremona
PESCARA. Vittoria amara, la settima stagionale. Serve a rimandare la condanna matematica del ritorno in serie C, non a schivarla. Questione di giorni, probabilmente venerdì a Cremona. Però, vuole retrocedere a testa alta il Pescara. Prestazione dignitosa, quanto basta per piegare la Reggiana, anch’essa destinata alla retrocessione. La storia si ripete a distanza di una settimana nei bassifondi della serie B: martedì scorso la Virtus Entella, fanalino di coda, aveva virtualmente trascinato in C il Pescara imponendo il pari nel recupero dell’Adriatico-Cornacchia, lo stesso fanno i biancazzurri contro gli emiliani, bissando il successo dell’andata. Se al Mapei Stadium aveva deciso una rete di Scognamiglio, questa volta è il gol di Christian Capone dopo 8’ a fare la differenza, il killer della Reggiana che pensava di fare bottino pieno per alimentare le residue speranze di salvezza. Invece, niente. A meno di un miracolo tornerà subito in C. Probabilmente, i play out nemmeno si disputeranno, dal momento che il distacco tra il quint’ultimo (Pordenone e Ascoli a quota 41) e il quart’ultimo (Cosenza 35) posto in graduatoria potrebbe essere superiore ai quattro punti. A 180’ dalla fine - mentre l’Empoli festeggia il ritorno in serie A - sono sei e il destino di Cosenza, Reggiana, Pescara e Virtus Entella sembra segnato. E vedendo la gara di ieri non c’è da stupirsi più di tanto. Per carità, partita vera. La dimostrazione che il crollo degli stimoli di classifica non deve per forza di cose coincidere con l’annientamento dello spirito sportivo e di competizione. C’è voglia di onorare l’impegno dopo giorni di critiche feroci arrivate dai tifosi dopo la disfatta di Cosenza. Pescara che torna al 4-3-3 con Volta al centro della difesa dall’inizio. Il livello tecnico è povero, ma la scintilla del gol del redivivo Christian Capone - destro dal limite all’8’ - accende una partita che il Pescara non intende regalare, sotto gli occhi del presidente Sebastiani a bordocampo, e la Reggiana ha l’obbligo di tentare di vincere. Il primo quarto d’ora dei biancazzurri è frizzante e dinamico.
Sembrano una squadra leggera sul piano mentale, non avendo più la pressione del risultato. Qualche buona trama di gioco. Una squadra viva, questa la sensazione che fa a cazzotti con la situazione di classifica. Una buona partenza che sorprende la Reggiana, la quale impiega tempo per “connettersi” alla partita e reagire. La conclusione di Laribi, al 16’, deviata in angolo da Fiorillo è il segnale che gli emiliani cominciano a entrare in partita. Primo tempo meglio il Pescara, più pimpante. Nella ripresa, all’inizio, Gyamfi (al 9’) salva su Nzita davanti al portiere. Inizia il valzer delle sostituzioni, Grassadonia passa al 3-5-2 rinforzando gli ormeggi: la disperazione della Reggiana cozza con la tranquillità del Pescara che sfoggia uno spirito di squadra visto in poche occasioni in questa stagione. Al 16’ palo di Karbo con un diagonale. Al 29’ Fiorillo salva sullo stesso Karbo. Reggiana poco lucida e stanca, il Pescara riesce a fare muro, legittimando il successo. Orgoglio e onore in un pomeriggio in cui lo stadio è ancora più vuoto del solito. Non c’è il timbro della matematica sulla retrocessione, ma la città inizia a metabolizzarla. Non c’è contestazione, ma una sorta di indifferenza che è ancora più preoccupante in prospettiva. Sui social e nei pochi punti di ritrovo il bersaglio è il presidente Daniele Sebastiani; nel frattempo, Grassadonia mette fieno in cascina nella speranza di strappare una conferma per la prossima stagione, i giocatori sperano di salvare l’onore. Ma non è certo una vittoria o un finale di campionato dignitoso a modificare il giudizio su una stagione che è fallimentare sul piano tecnico e dei risultati. Ultime passerelle di serie B, poi il popolo biancazzurro dovrà imparare a magiare il pane duro della C.
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