Capuozzo: quanti errori, ma Pescara è in buone mani

Il portiere biancazzurro pronto per il debutto di Andorra con i maltesi del Luxol: «Vengo da Scampia, ho commesso tante leggerezze, ora però voglio l’Europa»
PESCARA.
La vita comincia, o meglio ricomincia, a 35 anni per Antonio Capuozzo, portiere del Pescara calcio a 5 che affronta l'esordio in Uefa Futsal Cup con l'entusiasmo di un ragazzino e un bel bagaglio di esperienza. Sarà in campo domani pomeriggio ad Andorra, contro i maltesi del Luxol.
Capuozzo, come si è avvicinato al futsal?
«In seguito a una brutta delusione con il calcio. A quasi 18 anni ho fatto un provino con il Cagliari, in serie A, e ho firmato un pre-contratto, ma poi il procuratore, per interessi che di certo non erano i miei, ha annullato tutto mandadomi a giocare in Promozione, dove non stavo bene e ho resistito pochissimo. I miei amici, allora, mi hanno convinto a provare con il calcio a 5, e così, a 19 anni, ho disputato il mio primo campionato di A2 ad Aversa. A quei tempi lavoravo ancora, come muratore, o imbianchino, qualunque cosa trovassi. Mio padre era morto e la mia era una famiglia modesta. Già dal secondo anno, però, ho potuto dedicarmi solo allo sport».
Da allora tante occasioni, ma quanto mancava una vittoria importante?
«Ho avuto tante opportunità, ma ho commesso anche degli errori. Riconosco di non avere affatto un carattere docile. Io sono nato a Napoli, a Scampìa, un quartiere difficile. Quando vieni dalla strada non è facile relazionarti con gli altri seguendo le regole che lo sport impone, e ne ho pagato le conseguenze. Nel 2003 è arrivata la chiamata in A1 del Montesilvano, così mi sono ritrovato ad avere molti soldi in tasca e non ho saputo gestire questo cambiamento: ho iniziato a frequentare locali, a essere indisciplinato, e mister Xepa mi ha mandato via. In quegli anni ho avuto anche delle chiamate in Nazionale, ma una discussione con un compagno, Fabiano, mi è costata cara. Ricordo ancora la chiamata dell'allora ct Nuccorini: "Senti questo rumore, è il tuo biglietto per il Europei che sto stracciando", e non ci sono stati nè Europei nè Mondiali per me».
Come è cambiato?
«Sono cresciuto e lo devo anche all'arrivo dei miei figli, Domenico e Davide. Diventare padre ha avuto un peso fondamentale nel mio cambiamento. Intanto, professionalmente, dopo una parentesi a Marcianise e a Napoli, e la promozione con l'AcquaeSapone, arrivavo a Loreto Aprutino, società cui mi legano ricordi splendidi dal punto di vista sportivo e umano».
E al Pescara non è sfuggito il suo percorso . Come è cambiata la sua vita nell'ultimo anno?
«E' stato tutto un crescendo. Non speravo in una chiamata così importante, ma nella mia vita ho sempre accettato le sfide, e non mi sono mai tirato indietro davanti al lavoro. Il mio sogno era di vincere qualcosa ed è arrivato lo scudetto. Per questo devo ringraziare mister Colini e il mio preparatore, Luca Chiavaroli, che mi hanno aiutato tantissimo».
Quali sono i suoi prossimi obiettivi?
«Sono scaramantico, per cui non voglio pronunciarmi ma ho ancora voglia di migliorare, di vincere e di giocare il più possibile, anche perché penso che un portiere maturi veramente dopo i 30 anni. La mia vita sarà sicuramente in Abruzzo, dove ho trovato la mia dimensione. Amo le mie origini, ma voglio far crescere i miei figli in un posto più tranquillo».
Cosa può ottenere il Pescara da questa stagione e dalla Uefa Futsal Cup?
«Una volta gustato il sapore della vittoria è naturale lavorare per provare a ripetersi, ma intanto dobbiamo concentrarci su questo girone. E' bene non prendere nessuna partita sotto gamba. La prima potrebbe essere lo scoglio maggiore, sia perché il team di Malta ha molti stranieri, sia perché abbiamo una squadra nuova, mai testata neanche in amichevole, e che deve ancora del tutto amalgamarsi».
Francesca Lupone
©RIPRODUZIONE RISERVATA

