Caso Acerbi, non c’è la prova televisiva Ora indaga la Figc

17 Aprile 2019

Il giudice sportivo ridimensiona gli atti del procuratore Solo multe per la gazzarra alla fine di Milan-Lazio

ROMA. Nessuna decisione, per ora, nella vicenda della maglia di Acerbi, sventolata a mò di scalpo dai milanisti Kessie e Bakayoko al termine del concitato finale di Milan-Lazio sabato sera a San Siro. Il giudice sportivo, Gerardo Mastrandrea, ha deciso di non accogliere la richiesta di prova avanzata dalla procura federale, evitando provvedimenti disciplinari. Una «non decisione» che però non ha scoraggiato l'organo guidato da Giuseppe Pecoraro, che aprirà comunque un'indagine sul comportamento dei due giocatori del Milan, mentre il club rossonero «prende atto» della decisione, rimarca come sull'episodio «si è focalizzata una forte attenzione mediatica a discapito degli altri avvenuti nel corso della serata» e invita a far sì che l'indagine «non sarà in alcun modo condizionata dalle dichiarazioni rilasciate in queste ore».
C'era attesa dopo quanto accaduto al Meazza tre giorni fa dopo il gesto di scherno di Kessie e Bakayoko nei confronti del laziale, con il quale c'erano stati scambi di sfottò nei giorni precedenti la partita; ma era anche facilmente prevedibile che il giudice soprassedesse, dal momento che per far ricorso alla prova tv è necessaria la presenza di una condotta violenta o gravemente antisportiva (art.35 1.3 del codice di giustizia sportiva). E tra questi casi «non può rientrare la fattispecie in esame», ha chiosato Mastrandrea rilevando come né l'arbitro, né i collaboratori della Procura federale avessero annotato l'episodio nel loro referto.
Insomma, il giudice sportivo «declina la competenza a decidere sull'episodio segnalato dalla procura federale, restando impregiudicato il potere del medesimo organo di promuovere le iniziative di competenza in ordine alla possibile violazione dei principi del codice di giustizia sportiva», ovvero in sostanza rimanda il caso alla Procura, che infatti ha reagito con l'apertura di un'indagine. Se il caso Acerbi resta in sospeso, non così è stato per il parapiglia scoppiato al termine della stessa partita e che ha visto coinvolti diversi giocatori delle due squadre. Nessuna squalifica per i protagonisti della gazzarra, ma una multa di diecimila euro ai rossoneri Bertolacci, Kessie e Musacchio e ai biancocelesti Patric e Luis Felipe per «comportamento antisportivo». Diecimila euro di multa anche al laziale Lucas Leiva, per aver «proferito parole offensive» all'addetto stampa del Milan mentre usciva dal campo. Il brasiliano, ancora prima di conoscere le risoluzione del giudice, aveva rigettato ogni addebito via social («accuse totalmente false ed infondate» in risposta alla presunta frase ingiuriosa a un dirigente rossonero in carrozzina) ricordando che «in 10 anni di carriera non mi sono mai permesso di mancare di rispetto a nessuno». Paga pegno, invece, il direttore sportivo biancazzurro Igli Tare, inibito fino al 30 aprile per aver affrontato l'arbitro nel tunnel degli spogliatoi «con fare minaccioso» e con «espressioni gravemente irriguardose».
Andrea Di Melito