Caso Anna Frank, ecco i primi 13 daspo agli ultrà della Lazio

28 Ottobre 2017

ROMA. Li hanno identificati. In tutto sono 20 i responsabili per la vicenda degli adesivi antisemiti in Lazio-Cagliari. Per 13 di loro è scattato ieri il provvedimento di Daspo emesso dal questore...

ROMA. Li hanno identificati. In tutto sono 20 i responsabili per la vicenda degli adesivi antisemiti in Lazio-Cagliari. Per 13 di loro è scattato ieri il provvedimento di Daspo emesso dal questore di Roma, Guido Marino. «Per aver commesso atti di discriminazione razziale mediante l'affissione di materiale antisemita, offensivo per il contenuto ed in grado di incitare all'odio razziale», la motivazione della Questura. Complessivamente si tratta di 11 provvedimenti per 5 anni, uno di 5 anni con l'obbligo di firma (a causa di una recidiva) e uno per 8 anni con obbligo di firma, in quanto riferito a un 46enne ultrà laziale che già in passato aveva scontato 3 distinti Daspo. Di questi, 6 persone risultano appartenenti al gruppo degli Irriducibili. Sul fronte sportivo, invece, si è chiusa ieri l'indagine del Procuratore federale Giuseppe Pecoraro e per giovedì è atteso l'eventuale deferimento al club e al presidente Claudio Lotito in merito alla decisione di aprire la curva Sud anche agli abbonati della Nord colpita da squalifica per razzismo. In questa settimana c'è la possibilità per il patron di essere ascoltato ma difficilmente si arriverà a un patteggiamento. Anche perché la Lazio è convinta di aver operato nel giusto: non esistono norme che vietano l'accesso ad altri settori di abbonati nel settore squalificato.
In più, la difesa biancoceleste si fa forte di una sentenza che nel marzo scorso diede ragione a un abbonato della Roma che lamentava il disservizio a seguito della chiusura della curva Sud per razzismo. Con un maxi-risarcimento danni che il club giallorosso è stato costretto a pagare. Esistono poi dei precedenti, come quello della Juventus che aprì la curva squalificata per consentire l'accesso ai soli bambini. In quel caso, tuttavia, il club bianconero utilizzò lo stesso settore squalificato e chiese l'autorizzazione alla Lega. Ma la Lazio si dice convinta che tutti gli organi preposti sono venuti per tempo a conoscenza dell'iniziativa, compresa la Questura e l'Osservatorio. L'unica pecca della Lazio sembra essere stato il buonsenso, ma l'iniziativa, ribadisce il club, era mirata a far passare un messaggio antirazzista che poi è tornato indietro come un boomerang.