Caso Sharapova, Cicchitti: possiamo fare poco

9 Marzo 2016

Il coordinatore abruzzese antidoping della Fmsi: l’unica prevenzione è sensibilizzare gli atleti

LANCIANO. Quello della tennista russa Maria Sharapova, trovata positiva ad un controllo antipoding nel gennaio scorso, non è certo il primo episodio. Né sarà l'ultimo, come ha sottolineato il ministro russo. A rendere pubblica la storia è stata la stessa Sharapova, in una conferenza stampa a Los Angeles. Ha detto che la colpa è sua, perché non ha controllato che dal 1° Gennaio di quest’anno un farmaco che assume da 10 anni per il diabete, era diventato fuorilegge. Le regole della Wada (acronimo che sta per World Anti-Doping Agenzy) che è l'organismo istituito nel 1999 per coordinare la lotta al doping nello sport, sono però precise.

«Da esso partono le varie direttive e ad esso spetta il compito di aggiornare annualmente l'elenco, pubblico, delle sostanze dopanti, aggiungendone di nuove o escludendone altre». A parlare, dall'alto della sua pluriennale esperienza nel campo, è il coordinatore regionale antidoping della Fmsi (Federazione medico sportiva italiana) Abruzzo, dottor Giancarlo Cicchitti. Che seppure per sommi capi (non potendo entrare nel merito, per precise disposizioni), aiuta a delineare meglio il fenomeno, presente anche in Abruzzo. A cominciare dalla stessa struttura che si occupa di effettuare i controlli sul territorio. Sono 14 i medici (7 a Chieti, 3 a Teramo e 2 per Pescara e L'Aquila) operanti in Abruzzo, 11 uomini e 3 donne.

«Stabilire con esattezza il grado di diffusione del doping, regione per regione, è praticamente impossibile», spiega il dottor Cicchitti, «per il semplice fatto che la nostra struttura, una volta effettuati i controlli, provvede a inviare il tutto al laboratorio incaricato delle analisi e controanalisi, a Roma, che a sua volta inoltrerà i risultati alla Nado (National antidoping organization) Italia, o al ministero della Salute, per quel che riguarda i Dilettanti. Noi possiamo accedere solo ai dati pubblici, diffusi sul sito del Coni e accessibili a tutti. Quel che si può dire è che certe pratiche sono maggiormente presenti nelle discipline individuali, tipo ciclismo, atletica o boxe, rispetto a quelle di squadra».

Anche a livello amatoriale esistono controlli. «Anche se in forma minore. Vi provvede lo stesso ministero della Salute stilando, ad inizio d'anno, un apposito elenco di gare. Diverso è il discorso per gli atleti di professione, nei cui confronti sono stati intensificati i controlli a sorpresa, che ora vengono effettuati anche durante gli allenamenti o, addirittura, a casa. Arginare il fenomeno? Al di là dei controlli», conclude Cicchitti, «non è che si possa fare molto di più, se non dire a chi pratica sport che il doping, oltre ad essere una pratica scorretta, è molto rischioso per la salute. E nei casi di responsabilità accertate dei medici, andrebbero radiati a vita e non inibiti".

Stefano De Cristofaro

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