Cassani: ricordi e aneddoti ecco il mio Matteotti

17 Luglio 2015

Il ct alla corsa con la squadra azzurra in cui ci sarà anche Onesti (di Montesilvano) «Nel 1983 a Pescara feci una grande gara e nel 1995 aiutai Bugno a vincere»

PESCARA. Una vita dedicata alla bici quella di Davide Cassani, 54 anni e ct della Nazionale italiana di ciclismo. Tante le avventure vissute nel corso della sua lunga esperienza: dall'esordio nel mondo dei professionisti, anno 1982, al debutto come commentatore in Rai, dove insieme alla voce storica di Adriano De Zan prima e quelle di Bulbarelli e Pancani poi, ha raccontato a migliaia di sportivi tutto quello che avesse a che fare con il mondo delle due ruote, dal Giro d'Italia al Tour de France, passando per le grandi classiche. Da gennaio 2014 la federazione gli ha affidato il non facile compito di ricostruire, pezzo dopo pezzo, una Nazionale di ciclismo da troppo tempo in crisi di risultati. Domenica sarà a Pescara, con la sua squadra, in occasione del trofeo Matteotti, per iniziare un percorso di avvicinamento al mondiale di Richmond prima e all'Olimpiade di Rio poi.

Cassani, che cosa rappresenta per lei la corsa pescarese?

«E' una tradizione antica e per questo fa piacere che gli organizzatori siano riusciti a riproporla. Quando la correvo da ciclista ricordo il gran caldo che ci avvolgeva, con il pubblico che aiutava gli atleti lanciando dell'acqua per rinfrescarli, quasi a mo’ di doccia. Mi dicono che domenica la situazione climatica dovrebbe essere simile. Prepariamoci».

Lei ha vissuto il Matteotti da ciclista, da cronista e ora da ct. Com'è cambiato?

«Mah, non è cambiata questa competizione, è il ciclismo ad esser cambiato negli ultimi vent'anni. L'arrivo sempre più frequente di nuovi paesi e di nuove corse, sta mettendo in crisi le tradizioni del passato».

C'è un ricordo che la lega a questa manifestazione?

«Anche più di uno. Nel 1995 fui compagno di squadra di Bugno e aiutai Gianni a vincere quell'edizione che valeva come prova del campionato italiano».

Poi?

«Dodici anni prima il Matteotti fu per me un'importantissima vetrina con cui riuscii a guadagnare la convocazione per il campionato mondiale. Una soddisfazione non da poco per un ragazzo di appena 22 anni».

A proposito di campionato italiano, pare che gli organizzatori stiano facendo di tutto per riportare la corsa tricolore a Pescara.

«Pescara ha un'ottima tradizione in quanto a ciclismo e penso che sarebbe un giusto riconoscimento sia per la città che per il Matteotti. Se ne era parlato già per quest'anno, poi per qualche motivo non si è concretizzato. Credo ci riproveranno in futuro».

Lei è diventato ct di una Nazionale che sta attraversando uno dei momenti peggiori. Come mai?

«E' vero, a livello di risultati è dal 2008 che non riusciamo più a trovare l'acuto. Figure come Bettini, Cunego o Cipollini oggi non ci sono. Abbiamo i Nibali e gli Aru, ma loro vanno meglio nelle corse a tappe. Stiamo provando a ripartire dai giovani per costruire un futuro migliore».

Un giovane, anzi giovanissimo, vestirà proprio domenica la maglia azzurra. Si tratta del montesilvanese Emanuele Onesti. Cosa si aspetta?

«E' uno di quei ragazzi che deve sfruttare queste occasioni per mettersi in mostra. Si correrà sulle via di casa sua e spero che per lui possa essere uno stimolo ulteriore».

Più in generale, che risposte cerca Cassani dalla sua squadra?

«Rientra Diego Ulissi e sono curioso di vedere quali siano le sue condizioni. In secondo luogo ci saranno tanti ragazzi per i quali vale lo stesso discorso fatto per Onesti: questi appuntamenti sono fondamentali per farsi notare».

Facciamo un piccolo passo indietro: capitolo Nibali. Cosa non ha funzionato nel suo Tour?

«Non so cosa dire perché credo che neanche lui abbia la risposta. Oggi (ieri, ndc), però, l'ho visto meglio e questo può lasciare spazio all'ottimismo. Certo, le distanze dal podio sono ormai incolmabili, ma penso che abbia nelle corde la possibilità di aggiudicarsi almeno una tappa. Sarebbe importante per il suo morale».

In questi giorni il mondo del ciclismo è stato scosso dalle brutte notizie che hanno riguardato lo sfortunato Ivan Basso.

«A lui va un fortissimo in bocca al lupo. Vede, a volte nella sfortuna si trova la fortuna. Se Ivan non fosse caduto, non avrebbe scoperto il male. Non ora almeno. Così facendo invece, pare siano riusciti ad intervenire per tempo. L'ho sentito un paio di giorni fa e mi è parso grintoso e positivo come sempre. Fortunatamente sembra che l'intervento sia riuscito. E' un bel punto a suo favore».

Adriano De Stephanis

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