Cataldo dopo due operazioni: tornerò a correre

7 Aprile 2023

Il professionista di Miglianico racconta l’incidente di Barcellona che gli ha provocato fratture multiple

L’incidente di Barcellona è ancora vivo nel ricordo e sul fisico di Dario Cataldo. Tracce evidenti. Cammina con le stampelle nella sua residenza svizzera. Ha subìto diversi interventi chirurgici a Girona e, la settimana scorsa, al Niguarda di Milano. Adesso è in convalescenza ma con un obiettivo nella testa: tornare in bicicletta. A correre, nonostante non sia più un ragazzino.
La riabilitazione sarà dura e lunga. Ma ha un traguardo da raggiungere nella testa. Di certo non farà il Giro d’Italia a cui teneva tanto per via della partenza dall’Abruzzo, dalla Costa dei Trabocchi vicina alla natìa Miglianico, dove risiedono genitori e parenti. Lui è a Balerna, nel Canton Ticino. Il 38enne corridore della Trek Segafredo (contratto in scadenza nel 2024) rivive l’incidente del 20 marzo scorso al Giro di Catalogna come un incubo. «Era tutto tranquillo. Il gruppo era abbastanza lanciato. C’è stata una caduta nel lato destro della strada, io ero a sinistra. Credevo di sfangarla», racconta al telefono, «era una strada larga e andavamo a 70-80 chilometri orari. A quella velocità è difficile schivare o evitare una caduta. Sta di fatto che tutto è iniziato a destra e, cammin facendo, mi sono trovato un corridore sotto la ruota. E’ avvenuto tutto in pochi secondi. Ho provato a dribblarlo, ma non ci sono riuscito. In pratica, io non sono scivolato a terra – tant’è che ho poche escoriazioni sul mio corpo - ma ho saltato questo corridore che mi veniva da destra addosso. Per evitarlo sono saltato e come sono ricaduto a terra mi sono fatto male. L’impatto a terra è stato tremendo».
Fratture multiple, tra cui il femore. Immagini da mettere paura e ansia. Così come il primo bollettino medico. «La prima operazione l’ho subita a Girona, proprio al femore. Poi, i medici hanno dovuto mettere a posto le complicanze ai polmoni. E’ stato necessario il drenaggio. E poi, una volta sistemate le urgenze, sono tornato in Italia per l’altro intervento. Clavicola e schiena. Mi hanno operato al Niguarda di Milano. E’ andato tutto bene, ora devo avere pazienza».
I medici che cosa le hanno detto? «Che potrò tornare in bicicletta. E questa cosa mi dà fiducia. Ci vorrà tempo, non so quanto. Ma almeno ho un traguardo, una motivazione che mi accompagnerà in questi mesi». Adesso è a casa in Svizzera confortato dall’affetto dei genitori e della compagna Alexandra, spagnola. «Mi dispiace per il Giro d’Italia, ci tenevo a esserci per via della partenza in Abruzzo. Non so quante volte ho immaginato di fare la Costa dei Trabocchi con la carovana rosa. Per non parlare degli altri percorsi».
Adesso come si sente? «Non ho particolari dolori, ma devo rimettere in moto il mio fisico. Dovrò lavorare duro. Ho già parlato con il fisioterapista. Devo fare un percorso di lavoro caratterizzato da sacrificio e impegno, ma ce la farò». Nel vedere le immagini dell’incidente ha fatto preoccupare tanta gente. «In effetti», conclude Dario Cataldo, «non sono belle immagini. Sono gli inconvenienti del mestiere. L’importante è raccontare tutto».
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