Cavendish sfreccia a Roma Roglic festeggia il primo Giro

Il britannico si prende la tappa finale in volata. Passerella per lo sloveno
ROMA. Come nelle favole. Mark Cavendish, uno dei più vincenti di sempre e che a fine anno smetterà con le gare, ha trionfato nella tappa conclusiva del Giro d’Italia. Maglia rosa a Primoz Roglic e il trofeo senza fine è stato consegnato allo sloveno dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Tutto perfetto, la giornata finale del Giro d’Italia ha cancellato qualche macchia di un’edizione tanto condizionata dai ritiri e dal maltempo. E perché no da qualche scelta tattica che poco aveva a che fare con lo spettacolo. Roma, con il suo carico di storia e di cultura, ha accolto i corridori del Giro d’Italia con il Colosseo a giganteggiare sul rettilineo d’arrivo e il presidente Mattarella ad applaudire chi per tre settimane ha lottato per un grande obiettivo.
E che bravo Mark Cavendish che ha preso in testa la volata e ha alzato le braccia sul traguardo per portarsi a casa una delle tappe più importanti del Giro. Per un velocista forse la più prestigiosa. Alle spalle di Cavendish il lussemburghese della Trek Kirsch e il siciliano Fiorelli. «Per me il Giro d’Italia avrà sempre un posto nel cuore», ha detto lo sprinter dell’Astana, «perché qui ho conquistato la mia prima vittoria e ho vinto 17 tappe. In Italia ho tanti amici e a Roma ho vissuto una giornata emozionante. Se ci ripenso? No, a fine anno smetto». Chapeau Mark Cavendish, Roma non poteva chiedere un vincitore migliore per onorare l’ultima tappa del Giro e chapeau a Primoz Roglic che dopo aver conquistato più edizioni della Vuelta ha messo la firma sul suo primo Giro d’Italia.
Il racconto. La grande partenza dal’Abruzzo è stata una delle emozioni più belle vissute dalla corsa rosa. La cronometro dei Trabocchi ha regalato spettacolo e contenuti tecnici, Remco Evenepoel sembrava imbattibile, poi è arrivato il Covid dopo Cesena a mettere ko il campione del mondo. A San Salvo la nascita di una stella: Jonathan Milan ha sfrecciato sul lungomare gremito e si è preso la maglia ciclamino. Senza lasciarla più. Un po' di delusione per Campo Imperatore: tappa disegnata bene e panorama fantastico. Ma nessuno poteva immaginare un atteggiamento così rinunciatario da parte dei big della corsa rosa. A parziale consolazione quell’atteggiamento si è ripetuto spesso ed è stata una piccola macchia su questo Giro d’Italia.
Evenepoel, Ganna, Geoghegan Hart: quanti ritiri eccellenti per Covid o cadute. Il primo squillo di Roglic a Fossombrone: è bastata una piccola salita per lanciare l’attacco al Giro d’Italia prima della nuova calma piatta e delle discussioni forti sull’accorciamento della frazione di Crans Montana causa maltempo. Lo spettacolo, quello vero, è tornato sul Bondone e Almeida ha fatto la voce grossa costringendo Roglic a perdere qualcosa. Giro nella mani di Thomas dicevano tutti. Ma nella mente di Roglic già c’era la crono del Lussari. Il temuto tappone delle Tre Cime di Lavaredo ha premiato Buitrago ma non ha acceso l’entusiasmo dei tifosi. Solo nel finale qualche scaramuccia tra Thomas e Roglic con Almeida staccato. Sul Lussari invece è stato spettacolo puro: bravo Roglic, con una giornata da sogno ha vendicato e riscattato quel giorno al Tour quando Pogacar proprio a cronometro gli sfilò la maglia gialla. E che emozione per lui farlo davanti a tantissimi tifosi sloveni arrivati per vederlo trionfare in rosa. Sul podio di Roma suona prima l’inno sloveno poi quello italiano: Roglic è commosso, il presidente Mattarella è orgoglioso del Giro e dello spettacolo che ha regalato. L’Abruzzo ha fatto la sua bella figura con una “Grande Partenza” che verrà ricordata come una delle cose più belle e apprezzate di questo Giro d’Italia. Sipario e applausi per tutti. Appuntamento al 2024.
Enrico Giancarli
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