Chiacchio: dove le prove? Campitelli: io ho chiuso

Il legale del Teramo è furioso: «Non sono saltati fuori né i soldi né i giocatori corrotti» Il patron biancorosso nero in volto: «È uno scandalo vero, basta con il calcio»
DALL’INVIATO A ROMA. Parla a tarda sera l'avvocato Eduardo Chiacchio. Parla e attacca a testa bassa: «Non ci sono prove», è questo il succo del suo intervento. «E quindi come si fa a massacrare una società senza lo straccio di una prova?».
Chiacchio parla per una ventina di minuti quando l'attenzione del Tribunale nazionale federale sembra essere scemata, dopo una giornata lunga e faticosa. Ma il suo intervento è appassionato. «I soldi. Ditemi dove sono i soldi? Da dove escono e dove finiscono. Perché per parlare di illecito sportivo non si può prescindere dai soldi che servono per comprare la partita». E poi: «Questo illecito chi l'ha commesso? Dove sono i giocatori che in campo hanno contribuito ad alterare il risultato? Non ci sono e allora come si fa a sanzionare il Teramo? E se non ci sono i giocatori e non ci sono i soldi, di che cosa stiamo parlando? Di numeri che non hanno senso. Sette, nove, undici. Ma captando dei numeri al telefono vogliamo costruire un teorema che non hanno uno straccio di prova alla base? No, non ci siamo». Pone tante domande al collegio giudicante il legale napoletano. Cerca di smontare alla base il castello accusatorio. Anche lui è rimasto sorpreso dalla richiesta della procura federale, ma in aula e fuori non rinuncia al sorriso. E, soprattutto, alla fiducia. In aula parla e ogni parola è tesa a togliere Campitelli dal centro del processo. «Non compare mai nelle intercettazioni, la procura va per intuito e lo colloca nella vicenda in maniera strumentale». E Campitelli? Una giornata controversa la sua: in mattinata sorridente e disponibile; di ghiaccio, invece, in serata (fin dopo la mezzanotte), dopo la richiesta del procuratore aggiunto Tornatore. Nero in volto. «Con il calcio ho chiuso», si lascia sfuggire. Amareggiato, deluso e affranto. «Uno scandalo», bofonchia. Decide di non parlare in aula, è provato il presidente da una lunga e faticosa giornata durante la quale la procura Figc lo definisce «uno non avvezzo alle pratiche illecite». E, quindi, avrebbe deciso di affidarsi a chi ne sapeva più di lui di certe pratiche. In aula c'erano anche il dg Lovato e il presidente dell'Ascoli, Bellini. Si sono incrociati gli sguardi con il dirigente del Teramo. E sono più torvi che mai. Si racconta anche di uno screzio a distanza tra Campitelli e Lovato, il dirigente bianconero al quale il presidente avrebbe rivolto una frase: «I campionati pensate a vincerli sul campo».(r.c.)
©RIPRODUZIONE RISERVATA

