Chieti, allenatore silurato da squadra e tifosi

Eccellenza. Esposito aveva preso il posto di Aielli, ma i giocatori (su richiesta degli ultrà) non si sono allenati
CHIETI. Il Chieti è nel caos più totale. Prima l'annuncio dell'ingaggio di Carmine Esposito come nuovo allenatore, poi il clamoroso dietrofront della società su richiesta della squadra e della tifoseria. E, come se non bastasse, a rendere il clima ancora più pesante è un durissimo comunicato degli ultrà della curva Volpi che chiedono al presidente Trevisan di «sparire» dalla società. Quella di ieri è stata una giornata surreale per i neroverdi. In mattinata, dopo l'addio del tecnico Gabriele Aielli, la società decide di affidare la panchina a Carmine Esposito, 47 anni, ex attaccante di Empoli, Sampdoria, Fiorentina e Vicenza. Una grande carriera da calciatore di serie A e B ed esperienze da allenatore nel settore giovanile dell'Empoli, in Eccellenza con il Treviso, nella serie C portoghese con il Lusitano Fc Vrsa e nel calcio femminile con l'Imolese.
Una scelta inaspettata, consigliata a Trevisan da un noto consulente di mercato della città non gradito alla piazza, che ha spiazzato squadra e tifoseria. Nel pomeriggio, Esposito raggiunge il campo di Cepagatti per dirigere il primo allenamento. Mentre il tecnico e Trevisan parlano alla squadra, arriva un rappresentante della tifoseria organizzata che chiede e ottiene di parlare con il capitano Fabio Lalli. I tifosi, in disaccordo con le scelte prese dalla società, chiedono alla squadra di non allenarsi. I giocatori si riuniscono negli spogliatoi e, dopo un confronto con la società, chiedono al presidente di mandare via l'allenatore. «Non abbiamo avallato le scelte fatte dalla società», spiega il capitano Lalli. «Abbiamo detto al presidente che non eravamo disposti ad andare avanti con le persone che si sono presentate oggi (ieri, ndc) al campo. Questo è un segnale che abbiamo dato per dimostrare che crediamo ancora nel progetto. Sarebbe stato troppo facile abbandonare, ma noi ci siamo e teniamo a questa maglia, sperando che già da domenica i risultati torneranno a sorriderci».
Esposito va via e la squadra si allena in autogestione, solo sotto la guida del preparatore atletico. Trevisan è frastornato. «Doveva essere il giorno del primo allenamento del nuovo allenatore, ma ci sono stati problemi», spiega il presidente dimissionario. «L'intervento della tifoseria, che ha chiesto alla squadra di non allenarsi, ha messo in difficoltà il rapporto tra presidente e giocatori. La soluzione più logica sarebbe stata quella di svincolare tutti e di non finire il campionato. Ma, per non distruggere il lavoro fatto fino ad oggi, lascio libertà democratica alla squadra di scegliere il nuovo allenatore».
In lizza tornano i nomi degli abruzzesi Fabio Montani, Alessandro Lucarelli e Antonio Mecomonaco, tre allenatori graditi alla piazza e che conoscono bene la categoria. Ma l'aria che si respira a Chieti è pesante.
Ieri gli ultrà “Ottantanove Mai Domi” hanno contestato duramente la società, prima con un comunicato e poi con uno striscione esposto in serata davanti alla Comec, l'azienda del presidente (“Chieti non ha padroni, Trevisan vai via”). «Il mio futuro? Vedrò nei prossimi giorni le istituzioni e tireremo le somme», dice Trevisan. «Spero che si presentino velocemente nuovi compratori che si prendano l'onere e gli onori di gestire questa società. Il comunicato dei tifosi non l'ho letto. Ho preso l'abitudine di non andare più sui social». Il Chieti resta senza allenatore, con un presidente dimissionario e con una tifoseria sul piede di guerra. In poche parole: il caos più totale.
Giammarco Giardini
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