Chieti, il miracolo neroverde di Tom

Zappacosta 50 anni dopo racconta la migliore stagione dei teatini
CHIETI. C’era una volta il grande Chieti di Tom Rosati. Quello che sfiorò la promozione in serie B nella stagione 1963-1964. Quello del bomber Feliciano Orazi, del capitano Vittorio Di Luzio, del “maratoneta” William Marchegiani. E del talentuoso ma indisciplinato Costantino Paradiso, ala destra immarcabile e dal dribbling secco. Un Chieti leggendario, il più grande di tutta la storia, che il giornalista teatino Franco Zappacosta ricorda nel libro “Tom e un miracolo neroverde”, che verrà presentato domani nel salone del consiglio provinciale in corso Marrucino (ore 17.30). Aneddoti, immagini in bianco e nero, interviste ai protagonisti e tutti i tabellini relativi alle partite delle 34 giornate della stagione del girone C della serie C. Che il Chieti animò con un appassionante duello con il Trani fino all’ultima giornata e concluse al secondo posto a soli due punti dai pugliesi. «Fu un miracolo sportivo perché il Chieti era sull’orlo del fallimento e aveva un buco finanziario», racconta Zappacosta, che ha scritto per il Tempo e Tuttosport, «ma Guido Angelini riuscì iscrivere la squadra per il rotto della cuffia. Dalle macerie nacque una squadra modestissima che stupì tutti».
Della serie: non c’è una lira. Vittorio Di Luzio ricorda nelle pagine del libro il viaggio verso Taranto per la prima di campionato: «Partimmo dalla stazione di Porta Nuova a Pescara e prendemmo un sacchetto con un panino e una coscetta di pollo. Quello era il pranzo».
Il Chieti inizia benissimo, poi frena a dicembre. Vigilia di Natale, sconfitta pesante a Siracusa con un giallo: la squadra parte per la Sicilia con la nave e i giocatori soffrono il mal di mare. «Prendemmo la nave a Napoli diretti a Palermo. Fu una vera odissea, la domenica vagavo sul campo come fossi ubriaco», ricorda Orazi. Il Chieti vince con tutti gli squadroni, ma perde punti con le piccole.
Il 5 aprile 1964 alla Civitella, contro la Samb, si registra il record d’incasso: oltre 6 milioni di lire e più di 5mila paganti. Ma il derby in casa con L’Aquila del 12 aprile è fatale. I rossoblù vincono 1-0 con un gol contestato dell’ex Bonfada, nel finale invasione di campo dei tifosi, aggressione all’arbitro Helzel di Pisa e squalifica del campo per sette giornate. Il giornalista Bruno Vespa, che seguiva L’Aquila, scrisse che era stato umiliato il calcio abruzzese. «Quel derby fu fatale, ma non determinante perché il Trani in quella giornata perse a Salerno», precisa Zappacosta. «La causa della mancata promozione fu la sconfitta con la Tevere Roma per 4-1. Ci fu un errore di valutazione perché la squadra fu portata in ritiro a Passo Lanciano e il balzo di temperatura, dalla frescura delle montagne all’afa romana del Flaminio, spezzò le gambe al Chieti che finì dietro al Trani».
Una sconfitta? No, un miracolo sportivo: il Chieti del 1963-1964 è leggenda.
Giammarco Giardini
©RIPRODUZIONE RISERVATA

