Chieti, il pari sa d’impresa

Gli uomini di Ronci in 9 tengono testa alla capolista Maceratese
CHIETI. Lo aveva chiesto alla squadra prima della partita. Il presidente Walter Bellia era sceso negli spogliatoi e aveva parlato con i giocatori: «Ragazzi, voglio una prestazione di cuore». Detto, fatto.
Il Chieti ferma (e ridimensiona) la capolista Maceratese: senza sei titolari, tra infortunati e squalificati, e costretto a giocare in nove uomini per gran parte del secondo tempo per le espulsioni di Rapino e Vitale, l’undici neroverde pareggia in pieno recupero con l’inzuccata di Cucinotta. Finisce 2-2 in un clima surreale. La curva Volpi rimane semideserta per l’iniziativa degli ultrà che restano fuori lo stadio per contestare la società. «Tutta la città non ce la fa più, non vi vogliamo più. Società via», recita lo striscione esposto in curva dal gruppo organizzato «Ottantanove Mai Domi».
Ma la vera partita si gioca in campo. Un punto che non permette di fare grandi passi avanti in classifica, ma conferma che il Chieti ha un cuore immenso ed è una delle squadre più organizzate del girone. Se si guarda la classifica e si vede che tra i neroverdi e la Maceratese ci sono 11 punti di differenza, quasi non ci si crede. Il Chieti, seppur rimaneggiato, imbriglia la capolista. E la sensazione è che, con la squadra al completo, in campo non ci sarebbe stata storia. Perché il tecnico teatino Donato Ronci sorprende la Maceratese cambiando modulo e passando dal 4-3-3 al 3-4-3. Una mossa vincente, come ha ammesso nel post-partita l’allenatore marchigiano Giuseppe Magi: «Hanno attuato un modulo che abbiamo sofferto e non siamo riusciti a prendere le distanze». Non avendo una prima punta di peso e non potendo giocare in verticale, il Chieti ha cercato di aggirare la difesa meno battuta del girone e d’Italia con due cursori come Del Grosso e Giron, tra i migliori, che sulle fasce insieme a Orlando e Corvino hanno spesso creato la superiorità numerica. E il meritato vantaggio era arrivato nei primi minuti della ripresa con Orlando. Poi la solita ingenuità difensiva aveva rimesso il risultato in discussione: Rapino, già ammonito, commette un brutto fallo su Ferri Marini e viene espulso. La cattiva sorte si accanisce ancora una volta contro il Chieti e lo mette a dura prova. Perché, dopo aver subìto il pareggio con un tiro dalla distanza di Ferri Marini, i neroverdi rimangono in 9 per l’espulsione di Vitale (doppia ammonizione per proteste). Se nel primo tempo il Chieti aveva spiazzato la Maceratese sul piano tattico, nell’ultima mezzora l’affronta con il cuore. Soffre l’assalto della capolista che mette dentro quattro attaccanti, va sotto con il gol di Kouko (prima era stata annullata una rete regolare a D’Antoni per una presunta spinta su Giron) ma non si arrende mai e in pieno recupero trova il pari con Cucinotta che poi a tempo scaduto salva il pallone sulla linea. «Siete stati eroici», le parole del presidente Bellia, che a fine partita è tornato negli spogliatoi per complimentarsi con la squadra. Fuori dallo stadio continua la contestazione con gli ultrà teatini che gridano a Bellia e a tutta la società di andare via. «Non voglio commentare, preferisco parlare della partita. Ho visto un grande Chieti e ho capito che siamo la squadra più forte del campionato». Ora la trasferta di Recanati e la partita in casa con la Sambendettese, prima del mercato di dicembre. Che a questo punto diventa determinante. Con un paio di innesti mirati, il Chieti può risalire la classifica e sperare ancora di essere protagonista. Perché tutta questa differenza con la capolista Maceratese proprio non si è vista.
Giammarco Giardini
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