Chieti in campo all’alba come operai e agricoltori

12 Novembre 2015

Ronci ha diretto l’allenamento che era ancora buio: così capiscono i sacrifici Il patron Pomponi: se la squadra non cambia atteggiamento ne mando via venti

CHIETI. «Qui non si scherza. Se servirà sono pronto a mandare a casa 20 giocatori». Il patron Giorgio Pomponi conferma la linea dura. Quando i calciatori del Chieti varcano il cancello dello stadio, è ancora buio pesto. Tutti arrivano puntuali: alle 06.00.

La squadra entra in campo per allenarsi mezzora dopo, alle prime luci del mattino. Il prato dell'Angelini è umido, la temperatura è di 9 gradi. Del Grosso e compagni escono coperti con lo scaldacollo, il cappello e la doppia maglia. È il primo giorno di “punizione”, dopo il provvedimento del patron Giorgio Pomponi che, deluso per la brutta prestazione di Isernia, ha deciso di far allenare la squadra all'alba, fino a domani, con doppie sedute. Si inizia con un discorso del tecnico Donato Ronci, che chiede alla squadra maggiore impegno e attaccamento alla maglia, poi 45’ di corsa e di risveglio muscolare con il preparatore atletico Walter Marini e una breve pausa per fare colazione. Il tempo di sorseggiare un caffè e mangiare un cornetto, che si torna subito a sudare. Alle 8 si riprende nello spiazzo davanti alla tribuna con un lavoro sulla forza, che poi continua sul campo fino alle 9.

Nel pomeriggio, alle 14, la squadra si sposta a Cepagatti dove lavora, per altre due ore, sulla tattica in vista del derby di domenica con il Giulianova. Le bocche dei giocatori sono cucite. Nessuno ha voglia di parlare. «Non è il momento di fare chiacchiere, bisogna solo lavorare», è il messaggio che lancia la squadra.

Ronci, subito dopo l'allenamento, invece, si sbilancia: «Allenarsi all'alba non è una punizione, ma un segnale», spiega il tecnico neroverde, «i giocatori devono capire che il loro atteggiamento è sbagliato».

La squadra è sotto esame, l'allenatore no. «Cacciare il tecnico sarebbe stato più facile», afferma l'avvocato Riccardo Canuti, uno dei responsabili dell'area tecnica, «ma Ronci non ha colpe ed è una persona seria e umile che ci sta mettendo tanta buona volontà. Il nostro è un modo per far capire ai giocatori cosa significa fare sacrifici. Ci sono persone che si alzano presto la mattina per andare a lavorare nelle fabbriche e in campagna e guadagnano molto meno di un calciatore. I nostri giocatori sono privilegiati: hanno delle belle case, vengono pagati bene e hanno anche uno chef che cucina per loro. Si facciano un bagno di umiltà». Tutti i giocatori, dunque, sono in discussione. Con il Giulianova potrebbero esserci esclusioni eccellenti. «Giocherà solo chi è motivato, a costo di avere meno qualità in mezzo al campo», ha confermato Ronci. La società si aspetta già nel derby una risposta dalla squadra, soprattutto sul piano dell'atteggiamento.

Giammarco Giardini

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