Ciccone cade, sfuma il podio E ora Yates insidia Bernal

Il teatino va a terra e si fa male: stringerà i denti per partire oggi da Rovereto
SEGA DI ALA . Una salita da incubo con un nome da incubo: Sega di Ala. E le ali con cui volava verso Milano il sogno di Giulio Ciccone si sono spezzate con una caduta che ha costretto il corridore teatino prima ad un inseguimento complicato, poi ad alzare bandiera bianca quando le rampe dell’ascesa finale si facevano sempre più dure. Ciccone aveva forato nella discesa del Passo di San Valentino e in seguito è stato coinvolto nella maxi caduta. La nota ufficiale del team parla di contusioni forti al polso sinistro e alla zona lombare. Verranno effettuati in seguito ulteriori accertamenti. La speranza è che Ciccone possa prendere regolarmente il via oggi da Rovereto e magari puntare una delle due tappe alpine.
Il teatino della Trek Segafredo è decimo ora nella generale, ma con più di 10’ dal leader Bernal. A Sega di Ala è arrivata la vittoria di Dan Martin (Israel Fantini) che ha festeggiato tutto solo dopo aver staccato i compagni di fuga. Una grande gioia per il manager abruzzese Valentino Sciotti che, dopo aver applaudito De Marchi in rosa per due giorni, abbraccia con grande soddisfazione il corridore irlandese. Ma il suo primo pensiero è per Ciccone. «Spero che possa riprendersi subito nei prossimi giorni, sono molto dispiaciuto per quello che è successo. La vittoria di Dan? Davvero importante per noi. In questo Giro siamo partiti molto bene con De Marchi che è stato per due giorni in maglia rosa, poi abbiamo avuto una serie di problemi. In primis l’incidente di De Marchi e tanti piazzamenti che ci lasciavano l’amaro in bocca. Ma lo spirito della squadra è quello di non alzare mai bandiera bianca e la giornata di oggi ci ha fatto proprio felici. Ce lo meritiamo».
Ieri a Sega di Ala è stata anche la giornata che ha evidenziato la prima (inaspettata) crisi di Egan Bernal. La maglia rosa ha sofferto sugli attacchi di Simon Yates e si è staccata nei durissimi km finali. «Oggi non stavo benissimo», ha detto il colombiano, «ma per fortuna ho perso solo pochi secondi da Caruso ed è una tappa in meno verso Milano. Yates? È andato fortissimo e ho sbagliato a voler seguire il suo ritmo». Come d’incanto un Giro che sembrava già chiuso si è riaperto: Bernal non è invulnerabile, questo Simon Yates può far saltare il banco. E se la ride Damiano Caruso: mister regolarità ha un’intelligenza fuori dal comune. In cuor suo starà pensando a qualcosa di grande?
Detto della caduta di Ciccone (coinvolto anche Nibali che verrà valutato nelle prossime ore), che potesse essere la giornata di Simon Yates si era capito da subito. Bike Exchange a tirare a tutta con l’inglese nelle primissime posizioni. E quando nel finale l’ascesa di Sega di Ala si è trasformata in un piccolo Mortirolo, Yates ha imposto un ritmo impossibile. Bernal ha provato a seguirlo, ma poi si è rialzato e si è affidato al suo angelo custode Martinez per limitare i danni. 56” persi, abbuono compreso, non sono tantissimi ma il segnale che il colombiano sia umano anche lui ci fa sperare in una due giorni alpina da brividi. La maglia rosa ha il volto scuro, sorride ai suoi tifosi ma in cuor suo mastica amaro. Sorride veramente quando in mixed zone conosce da vicino Tonina, la mamma di Marco Pantani. Il sorriso di Bernal questa volta è vero. Passano in secondo piano i secondi persi e i mille perché di un cedimento inatteso. In un attimo Bernal ha rivissuto gli scatti del suo idolo e avrà trovato la forza per tornare ad essere quello irresistibile di Cortina. Domani un nuovo confronto ad alta quota, ma oggi tornano ad allacciarsi le cinture con le ruote veloci. Non saranno velocissime perché vicino a Stradella il gpm di Castana taglierà le gambe ai (pochissimi) velocisti rimasti, ma spalancherà le porte ai finisseur come Sagan, Bettiol, Cimolai e un ritrovato Ulissi che ieri ha tenuto benissimo anche sulle dure rampe di Sega di Ala. È lui il favorito per oggi? Da Rovereto a Stradella saranno 231 lunghissimi km. Impegnativi solo nel finale. Certo, quei km non saranno le Dolomiti che aprivano le porte della Val di Fassa o dell’Alta Badia ma, se sei sofferente, possono essere indigesti. E la speranza è che Giulio Ciccone sia regolarmente al via e senza grossi acciacchi. Se è vero che la discesa di San Valentino questa volta non lo ha fatto innamorare, ci sono sempre le Alpi che potrebbero catturargli il cuore.

