Ciccone ci crede: «Sto bene, proverò a dare spettacolo»

14 Maggio 2022

Il teatino della Trek Segafredo guarda alla tappa di domani sulle strade di casa

Il Giro multilingue ha iniziato a parlare anche olandese con la vittoria di Koen Bouwman (Jumbo) sul traguardo di Potenza davanti al connazionale Bauke Mollema (Trek Segafredo). Maglia rosa sempre sulle spalle di Juan Pedro Lopez ( «Non è stato facile, ma con l'aiuto della squadra ci siamo messi in una condizione ideale, tatticamente l'abbiamo giocata benissimo», ha detto al tragardo), mentre per ad evitare un monologo olandese (Tom Doumulin è arrivato quarto) ci ha pensato Davide Formolo, terzo all’arrivo ma senza rimpianti. «Ho dato il massimo», ha detto il corridore della Uae, «sarebbe stato bello vincere, ma ci riproveremo. Con i due olandesi della Jumbo non era facile perché si aiutavano a vicenda. Tra poco c’è il Blockaus? Lo ricordo bene, salita durissima. Lo feci quando nel 2017 vinse Quintana e c’era anche un forte vento laterale che rese tutto più difficile. Sarà una tappa bella e impegnativa, di questo sono sicuro».
La tappa. Frazione con oltre 4.000 metri di dislivello, pronti via e l’andatura è sostenutissima nelle prime due ore con tanti attacchi per cercare la fuga buona e l’azione giusta è quella promossa da Wout Poels, Davide Formolo, Bauke Mollema, Diego Camargo, Tom Doumulin, Koen Bouwman e Davide Villetta. Il vantaggio arriva anche a superare i 5’ 30” e Bouwman si veste virtualmente di rosa. Il gruppo, però, inizia a forzare, mentre davanti restano in quattro. Con i due della Jumbo ecco Mollema e Formolo, ma Bouwman nel finale è il più forte di tutti e vince la tappa indossando anche la maglia azzurra, simbolo del primato tra gli scalatori. Chi sta sempre meglio è l’abruzzese Giulio Ciccone. Qualche minuto di defaticamento sui rulli tra un selfie e un autografo chiesto dai tifosi e poi qualche battuta scambiata con i cronisti. Anzitutto l’analisi della tappa. «Sapevamo bene quanto fosse dura questa frazione, e poi il primo grande caldo si è fatto sentire. Era abbastanza prevedibile che in una giornata come quella di Potenza potesse arrivare una fuga e noi abbiamo corso bene con Mollema davanti e con Lopez che ha tenuto la maglia rosa. Però, è stata una tappa vera, con ritmi sostenutissimi soprattutto nelle prime due ore e non è stato facile tenere quel passo». Ciccone poi analizza la sua condizione perché si avvicinano le salite che ha più a cuore, leggi Blockahus. «Sono contento di come sto correndo questo Giro perché venivo da un momento non facile tra bronchite e qualche linea di febbre. Era importante nelle prime tappe riprendere bene il ritmo. Che tappa è quella di oggi? La settima e allora ci sto riuscendo». Quando a Ciccone si chiede del Blockhaus gli si illuminano gli occhi e il volto ancora segnato dalla fatica diventa disteso e sorridente. «Manca poco alla tappa di casa, la fatica sicuramente si farà sentire però, come vi dicevo poco fa, la condizione cresce e sicuramente proveremo a fare qualcosa». Soprattutto perché correrà in casa con i suoi tifosi. «Sarà ancora più bello e abbiamo anche la possibilità di arrivarci in maglia rosa con Lopez che sta facendo un grande giro». Quella maglia rossa che in cuor suo Ciccone conta di sfilare al compagno di squadra proprio sulla montagna di casa, ma non sarà facile perché Carapaz, Yates, Landa e Almeida pedalano molto bene. La condizione del corridore teatino è in crescita e il giorno del Blockhaus è segnato in rosso nella sua agenda personale già da mesi. Ma anche nel suo cuore perché vincere a casa è il grande sogno che ha da bambino. Oggi tappa dedicata a Napoli, al circuito di Monte Procida e alla cultura: acquolina in bocca per i finisseur come Van Der Poel, Nizzolo, Girmay o Ulissi, mentre gli scalatori da Napoli metteranno nel mirino la Maiella che potrebbe già decidere le sorti del Giro. Oggi Napoli, che con il suo calore abbraccerà il Giro, domani l’Abruzzo che con il suo Blockhaus abbraccerà chi può vincerlo. E domenica sera la maglia rosa sarà sulle spalle di chi vorrà portarla fino a Verona.
Enrico Giancarli