Ciccone punta il Giro d’Italia: sogno la vittoria in Abruzzo

Il corridore teatino attende la tappa del Blockhaus: «Sarà un’emozione incredibile ma posso stupire anche al Tour de France. Nel 2022 voglio una grande stagione»
CHIETI. Un 2021 negativo per Giulio Ciccone? Se si guardano le vittorie verrebbe da dire di sì, ma facendo un’analisi attenta e scavando a fondo tra i ricordi di una stagione che si è chiusa qualche mese fa, il bilancio del corridore di Chieti è più che sufficiente e incoraggiante per il futuro. Ciccone ha appena compiuto 27 anni, l’età in cui Vincenzo Nibali centrò il suo primo podio al Giro d’Italia (che vinse nel 2013 a 29 anni) anche se lo “Squalo” aveva già fatto sua una Vuelta. «Io mi sento come i corridori di quella generazione», dice Ciccone, «che hanno iniziato a maturare piano piano. Ogni anno miglioro e credo di essere arrivato ad un momento importante della mia carriera. Se riguardo il 2021 non è stato tutto negativo perché al Giro, prima della caduta che mi ha costretto al ritiro a Sega di Ala, ho dimostrato di poter essere con i primi 5. E alla Vuelta stavo crescendo tantissimo quando un’altra caduta mi ha messo ko. Pogacar, Van Aert o Van Der Poel sono giovanissimi? Vero, ma Nibali ha vinto il primo Giro a 29 anni e Colbrelli la Roubaix a 31». Ciccone ricorda con piacere il Giro d’Italia in Abruzzo. «Nella frazione arrivata a Termoli siamo passati a Chieti e c’era tutta la mia famiglia con i miei tifosi sulla salita della Colonnetta. Li ho abbracciati uno ad uno. Un’emozione incredibile anche sentire il boato a Campo Felice quando sono rimasto in scia a Bernal e che peccato non aver vinto. Ma mi tengo strette le buone sensazioni avute in salita al Giro per ripartire per un grande 2022». Che avrà ancora tanto Abruzzo. «Si, è vero. Io quest’anno farò sia il Giro che il Tour», dice Ciccone dal ritiro in Spagna, «e nella corsa rosa vorrò fare molto bene. Tutti mi parlano e mi chiedono del Blockhaus. Cosa volete che vi dica? È normale che vincere lì a casa mia rappresenti un sogno e non nego di pensarci spesso ma dobbiamo vedere tante cose. Se curiamo la classifica generale ad esempio la tappa potrei sacrificarla». Ed allora può sognare tappa e maglia. «Adesso non esageriamo, ma se proprio devo…Scherzi a parte credo che un obiettivo giusto sia guardare al podio di Verona». Giro e Tour, un programma ambizioso. «Un po’ come nel 2019 quando vinsi in Italia la tappa del Mortirolo e la classifica degli scalatori e poi andai in Francia indossando la maglia gialla. Conto di ripetermi e se possibile di fare meglio». Con Cataldo in squadra, la Trek parlerà abruzzese. «Un vero piacere che un professionista serio e bravo come Dario stia con noi. Saprà aiutarmi con la sua grandissima esperienza». Non solo Giro e Tour, il 2022 sarà anche l’anno della Tirreno-Adriatico che arriverà a Bellante e delle classiche. «È vero, farò Freccia Vallone e Liegi-Bastogne.Liegi, due corse prestigiose che mi piacciono tanto. Alla Tirreno Adriatico verrò e mi piacerebbe fare bene a Bellante ma di solito io a marzo non sono mai brillante. Il vero Ciccone lo vedrete al Giro». Cosa le ha lasciato il 2021? «La consapevolezza di poter lottare con i primi testa a testa nel finale e non solo anticipandoli con fughe da lontano. Ma anche l’emozione immensa di correre un’Olimpiade con la maglia azzurra». Anche lì è caduto. «Diciamo che a Babbo Natale ho chiesto di non cadere nel 2022».
Enrico Giancarli

