Ciccone sui pedali: torno al Giro d’Italia per provare a vincere

Il corridore teatino fa un bilancio alla fine della corsa rosa «Il mio ritiro? Sono stato sfortunato, ora testa alle Olimpiadi»
CHIETI. Giulio Ciccone che ha saputo esaltare l’Abruzzo, Dario Cataldo solido e concreto, la maglia rosa della Israel fantini di Sciotti, l’agonismo e la spensieratezza di Androni e Bardiani dei ds Spezialetti e Donati e una regione intera che ha abbracciato Bernal a Campo Felice cucendogli addosso quella maglia rosa che non si è tolto più. L’Abruzzo e il Giro, un feeling straordinario destinato a continuare. Ma che peccato per il teatino Ciccone che di certo non ricorderà con piacere la discesa del Passo San Valentino: un nome, San Valentino, che poteva farlo innamorare definitivamente e invece è arrivata la caduta con il ritiro a Rovereto. San Valentino o no, Giulio Ciccone però ha il cuore che batte forte per la corsa rosa. «Un domani tornerò e con l’obiettivo di vincere il Giro. Sono felice delle mie prestazioni, a livello di gambe sono super contento. Ho fatto anche quello step che mi mancava per fare la classifica. Non ho nulla da rimproverarmi perché contro la sfortuna si può davvero poco. E se non sapete tutto sul mio ritiro». La caduta in discesa e le botte rimediate vero? «Non solo. La notte ho avuto febbre alta e problemi di stomaco e mi era proprio impossibile ripartire. Non avevo un briciolo di energie. Non sono riuscito a mettermi in bici per fare una tappa sostanzialmente piatta». Particolare questo che in pochi sapevano. Ma alcuni hanno criticato: Giulio doveva stringere i denti e provarci comunque. «Non auguro a nessuno di cadere e avere la notte stessa anche febbre alta e problemi di stomaco. Accetto la critica da professionista ma mi chiedo che motivo avevo per lasciare il Giro con quella classifica (Giulio era decimo, ndc) e con due tappe adatte a me? Chi mi critica si riguardi il Giau fatto due giorni prima quando andavo molto forte». Ma c’è un ricordo di questo Giro che resterà indelebile? «Campo Felice. Quella giornata è stata indimenticabile. Bernal attacca e io che rispondo davanti ai miei tifosi». E adesso? L’immediato futuro? «Dopo 4 giorni di stop oggi (ieri ndc) sono riuscito a fare una passeggiata in bici. Voglio tenere duro e puntare al tricolore di Imola. È un grande obiettivo. Poi Olimpiadi e Vuelta».
Cataldo in vetrina. Idee chiare e precise, Giulio ci saluta e squilla un altro telefono, quello di Dario Cataldo. L’abruzzese merita un voto alto, ha tanta esperienza e quando racconta il suo Giro si vede. «Sono stato vicino al capitano Soler nella prima parte perché come squadra avevamo quel compito. Poi quando Marc è andato a casa siamo stati liberi di provare le fughe. Purtroppo a Gorizia e Stradella non c’era il terreno adatto a me e con il gruppetto davanti mi sono sfinito. Nelle tappe più adatte alle mie caratteristiche invece non sono riuscito a trovare la fuga giusta e questo mi dispiace (all’Alpe di Motta Dario pedalava davvero bene, ndc). Il futuro? Lo programmo a breve. Adesso stacco un po’. L’Olimpiade? Non ci ho mai ragionato, credo che il ct stia pensando ad altri corridori».
Si guarda al futuro. E chi al Giro pensa spesso è il presidente della Regione Marco Marsilio che inizia il suo pensiero con un ricordo colorato di rosa. Campo Felice, anzi felicissimo per l’Abruzzo. «Quel giorno Bernal ha preso la maglia rosa e non la ha lasciata più. L’Abruzzo ha lanciato il colombiano verso il suo trionfo. E sapete cosa vi dico? Che mi piacerebbe per il futuro fare un tappone appenninico (quest’anno e lo scorso anno a Roccaraso solo il finale era duro e selettivo, ndc) simile alle frazioni dolomitiche o alpine. Ci piacerebbe che le nostre strade diano il primo scossone alla classifica prima delle sentenze definitive della terza settimana. Abbiamo delle montagne stupende e ne parleremo con Rcs». Ma per il prossimo anno viene indicata la Costa dei Trabocchi. Marsilio ci pensa un attimo, sorride e si lascia andare. «È vero, in estate verrà ultimata la pista ciclabile e fare una cronometro con quello scenario mozzafiato ci piacerebbe tantissimo. Come vedete l’Abruzzo può offrire tante opportunità e noi, lo ribadisco, vogliamo essere sempre più presenti con il Giro». Il sogno di Ciccone, vincere il Giro d’Italia. Il sogno della Regione, essere sempre più protagonista al Giro. Vi immaginate che bello se i due sogni dovessero realizzarsi a braccetto? Chiedete pure a Damiano Caruso come si fa, lui che sognava il podio e una vittoria di tappa in grande stile.

