Ciclismo, il padre di Rabottini: vogliamo capire

Il figlio Matteo sospeso per doping e fuori dalla Nazionale: "Tanti controlli, tutti negativi. Tranne uno, bisogna andare a fondo
PESCARA. «Non mi voglio nascondere, non è mia abitudine. C’è grande amarezza in noi. Ma prima di prendere una posizione ufficiale aspettiamo comunicazioni ufficiali. Ad oggi, al di là della sospensione cautelare non abbiamo un documento in mano». Sono le parole di Luciano Rabottini, 56 anni, papà di Matteo, corridore della Neri Sottoli Yello Flou caduto anche lui nella ragnatela del doping alla luce delle analisi che hanno segnalato valori sballati. Un dramma familiare la notizia della positività all’Epo riscontrata in un controllo fuori competizione il 7 agosto scorso. Sì, perché la bicicletta è nel Dna della famiglia Rabottini: il papà Luciano è stato un professionista e poi è comunque rimasto nel mondo delle due ruote. Una mazzata tra capo e collo al termine di una stagione senza particolari acuti, ma comunque caratterizzata da un rendimento costante. A tal punto che venerdì era arrivata anche la convocazione del ct Davide Cassani in vista dei Mondiali in Spagna. In mattinata la chiamata in maglia azzurra e nel pomeriggio la sospensione cautelare dell’Uci a seguito dei valori sballati riscontrati nelle analisi. Dal paradiso all’inferno nel giro di poche ore. «Chiediamo comprensione», ha aggiunto Luciano Rabottini, «prenderemo una posizione ufficiale non appena avremo le carte in mano e sceglieremo una strategia da seguire con il legale».
Già, ma ha chiesto a suo figlio se ha fatto uso di sostanze dopanti? «Possono solo dire che Matteo, come tanti ciclisti, si è sottoposto a tanti controlli di routine. E fuori dalle competizioni. Tutti negativi, tranne quello del 7 agosto scorso. Dobbiamo capire che cosa è accaduto. Ovviamente, potete ben immaginare il nostro stato d’animo, la speranza è quella di poter chiarire tutto».
E la Sottoli Neri Yello Flou? Il team toscano è senza parole, telefoni spenti. Il ds Luca Scinto non ha voluto rilasciare dichiarazioni, ma a taccuini chiusi se l’è presa a brutto muso con il corridore pescarese. E ha fatto capire che intende chiudere con il mondo del ciclismo. Il suo team era stato già colpito l’anno scorso dalla positività dei vari Di Luca e Santambrogio l’anno scorso. Squadra recidiva, così come tutto il ciclismo. In particolare quello italiano che aveva ripreso fiato e fiducia grazie al successo di Nibali al Tour de France. Eppure la piaga del doping non si ferma. E’ più che mai di attualità anche in Abruzzo. L’anno scorso Danilo Di Luca è stato radiato dal mondo dello sport. Cacciato a malo modo dopo che il corridore di Spoltore, in passato, aveva vinto anche un Giro d’Italia. Un colpo tremendo alla credibilità del movimento abruzzese. Il killer di Spoltore ha parlato del doping come di un’abitudine per il ciclismo, italiano e non. E, infatti, i casi di positività si susseguono. Nella ragnatela sembra essere caduto anche Matteo Rabottini che di Di Luca è stato compagno di squadra. Il pescarese due anni fa ha vinto una tappa del Giro d’Italia, il 20 maggio del 2012, il punto più alto di una carriera segnata da questa positività all’Epo.
@roccocoletti1
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