Cimini: servono altri soci con Di Battista

«C’è bisogno di nuova linfa in società Le seconde squadre in C? Ci danneggiano»
TERAMO. Per il Teramo inizia la settimana che dovrebbe portare delle novità sul fronte-allenatore. Due i possibili scenari: o la conferma di Giovanni Zichella (con il quale la società parlerà entro due-tre giorni) o la scelta di un tecnico che abbia già esperienze alle spalle in serie C. Dopo aver sciolto il nodo-allenatore si penserà all'allestimento della rosa, analizzando le posizioni dei giocatori sotto contratto e valutando le idee emerse in alcuni reparti, soprattutto in attacco (occhi su Leonetti della Vastese, Infantino del Catanzaro e Piccioni del Santarcangelo). Nel frattempo ci sono degli sviluppi sul piano societario: Luigi Di Battista, titolare della sede teramana della Groupama assicurazioni, acquisirà delle quote di minoranza del Teramo, ma la caccia a nuovi soci potrebbe presto riservare ulteriori novità. A fare il punto della situazione, in un'intervista al Centro, è il vice presidente e amministratore delegato Ercole Cimini, cugino e socio in affari del patron Campitelli.
Cimini, come vede l'ingresso di Luigi Di Battista?
«Molto bene. Di Battista, negli ultimi tempi, ha sempre dato una grossa mano al Teramo (la Groupama è il main sponsor, ndc). Lo ringrazio per quello che ha fatto e che farà per i colori biancorossi. Ci conosciamo da ragazzi. Luigi è una persona deliziosa, competente e che ama il calcio, perciò ben venga il suo ingresso in società e siamo felici di averlo al nostro fianco».
Potrebbero esserci altre facce nuove nell'organigramma del Teramo?
«Me lo auguro. Penso che ulteriori aiuti siano vitali per un club come il nostro. Se non entrano altri imprenditori fare calcio, al giorno d'oggi, è davvero dura. Avete visto che fine hanno fatto tante società? Io e mio cugino siamo da dieci anni al comando del Teramo, ma è arrivato il momento di avere a disposizione nuova linfa e di ripartire con una nuova progettualità».
A proposito di suo cugino, Luciano Campitelli, lo vede ancora entusiasta di fare calcio a Teramo?
«Ultimamente, a dire il vero, lo vedo molto poco o di sfuggita (ride, ndc) per vari impegni di lavoro. Ancora non ci sediamo intorno a un tavolo per capire le sue intenzioni. Io il mio parere l'ho già espresso e ne ho parlato con lui più di una volta».
E qual è il suo pensiero?
«Lo sa solo Luciano, preferisco non dirlo agli altri. Pensi che il mio pensiero non lo sa nemmeno la mia famiglia, perciò è una cosa che rimane tra me e mio cugino».
E' più facile gestire un'azienda come la Sapori Veri o una società di calcio?
«Sono due mondi imparagonabili. La mia azienda l'ho vista crescere, è una mia creazione e l'ho costruita seguendo un modello. Nel mio lavoro si guadagna in proporzione a ciò che vendo. Il calcio è una cosa strana, una variabile impazzita. E oggi, forse, in troppi giocano a pallone».
Che ne pensa dell'introduzione delle seconde squadre in C?
«Non è una cosa positiva. Si va a privilegiare i club più importanti. Invece di fare le seconde squadre bisognerebbe portare dei contributi alle società più piccole. Il mio pensiero, pertanto, è negativo».
Ha avuto paura che quest'anno il Teramo retrocedesse?
«Sì, in particolare dopo la sconfitta contro la Fermana. Quella sera, quando ho visto la squadra perdere 4-2 dopo essere stata in vantaggio di due reti, eravamo impotenti e non vedevo una reazione nel gruppo. Essere rimasti in serie C, alla luce della penalizzazione inflitta al Santarcangelo, è tanta roba ed è anche il premio per una società che ha fatto il suo dovere».
L'eventuale conferma di Zichella come la vedrebbe?
«Non sono io la persona indicata per prendere questa decisione. Posso solo esprimere un parere. Zichella è sempre stato un buon organizzatore e un tecnico navigato, in particolare nel lavoro con i giovani. In questi giorni i dirigenti chiamati a fare la scelta dell'allenatore decideranno nel modo che riterranno più opportuno».
In conclusione parliamo di Fratangelo, che è un suo pupillo. Che futuro vede per lui? «Fratangelo ha 20 anni e deve capire se vuole fare il giocatore di calcio o se vuole continuare a divertirsi. E' ormai adulto, adesso tocca a lui dimostrare di essere un professionista e di ambire ad una carriera importante».
Gaetano Lombardino
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