Clemenza: datemi il pallone e un campo, torniamo a giocare

22 Aprile 2020

Il centrocampista: «Non vedo l’ora di ricominciare, il calcio può dare fiducia verso il ritorno alla normalità»

PESCARA. I familiari a Vicenza, lui chiuso in casa a Pescara insieme a Filippo Melegoni. Luca Clemenza non vede l’ora di tornare in campo. Arrivato a gennaio in prestito dalla Juventus, il 22enne jolly cresciuto nelle giovanili bianconere prima dello stop forzato si era ritagliato un ruolo rilevante nello scacchiere di Nicola Legrottaglie. L’ex allievo di Fabio Grosso spera di restare a lungo in riva all’Adriatico.
Clemenza, pronto per la ripresa degli allenamenti?
«Se dovessimo ricominciare il 4 maggio sarei contento perché il campo mi manca. Ho tanta voglia di giocare e mi auguro che il campionato riparta prima possibile».
Nessuna paura del virus?
«No, chiaramente si dovranno rispettare le prescrizioni. Con la ripartenza dei campionati verrebbe lanciato un segnale positivo al Paese, nel nostro piccolo potremmo dare un po’ di spensieratezza agli appassionati di calcio in vista del ritorno alla normalità».
Come Crecco e Tumminello, anche lei e Melegoni state trascorrendo insieme la quarantena.
«Sì, qui siamo soli, i miei parenti vivono a Vicenza, i suoi a Bergamo. Ci facciamo compagnia e l’attesa per la fine del lockdown è meno estenuante. Pippo (Melegoni, ndc) cucina e devo dire che se la cava benissimo, a me tocca fare i piatti e rimettere in ordine. Le sue specialità? Risotti di vario tipo e la carne cotta con spezie e peperoncino, una vera delizia. Per le pulizie generali ci alterniamo».
Il Pescara può riscattare il suo cartellino dalla Juve. Le piacerebbe restare?
«Ne sarei felice. Mi sono ambientato subito e la considerazione che ho avuto da Legrottaglie mi ha dato una forte carica. A Pescara si sta bene, abito a due passi dal mare e vi assicuro per uno che è vissuto prima a Vicenza e poi a Torino è una bellissima sensazione».
Al ritorno in campo si dovrà cambiare marcia. Perché tante difficoltà negli ultimi tempi?
«Forse il trend negativo ci ha tolto qualche certezza. Abbiamo sempre tenuto testa agli avversari, ma al primo gol subìto smettevamo di giocare. È una questione mentale, in futuro non dovremo farci condizionare dal risultato perché in B bastano due vittorie consecutive per risalire. I principi di gioco di Legrottaglie sono perfetti per una squadra che ha valori tecnici eccelsi. Non dovremo mai più snaturarci, prima o poi la nostra qualità emergerà».
Un compagno che l’ha impressionata?
«Ce ne sono tanti. Se proprio devo scegliere, dico Fiorillo e Memushaj. Oltre ad essere fortissimi, sono dei punti di riferimento nello spogliatoio. Aggiungo anche Galano che ha doti straordinarie».
Lei è cresciuto nella Juve. I ricordi più belli?
«Ne ho molti, sono stato sette anni nelle giovanili, dei quali tre con Fabio Grosso che è un tecnico preparato e umanamente straordinario. Nel 2018 ho avuto la fortuna di partecipare alla tournèe negli Stati Uniti con Allegri segnando un gol contro il Benfica. Un’emozione unica».
L’estate scorsa l’incrocio con Sarri. Differenze tra lui e Allegri?
«Sarri lavora tanto a livello tattico, durante l’allenamento interrompe spesso il gioco. Ha bisogno di tempo per trasmettere le sue idee, infatti ultimamente la squadra era cresciuta molto. Allegri è pratico, studia di più gli avversari e azzecca sempre i cambi. Nella lettura della partita è un fenomeno». Giovanni Tontodonati
©RIPRODUZIONE RISERVATA.