COMUNQUE VADA SARÀ IL “DOPO” A ESSER DECISIVO
di STEFANO TAMBURINI Il girone dei dannati, quello che lascerà a casa almeno una fra tre nazionali campioni del mondo, comincia nel posto giusto: a Manaus, dove il concetto di inferno non ha bisogno...
di STEFANO TAMBURINI
Il girone dei dannati, quello che lascerà a casa almeno una fra tre nazionali campioni del mondo, comincia nel posto giusto: a Manaus, dove il concetto di inferno non ha bisogno di essere spiegato. Benvenuti nel cuore dell’Amazzonia, dove è così caldo che fan quasi sorridere le nostre peggiori giornate d’agosto con lo scirocco o il garbino. Nulla di inatteso, anche se quel campo spelacchiato e dipinto di verde in tutta fretta è un “di più” che tutti avrebbero voluto risparmiarsi. Vedremo anche questo, quando in Italia sarà mezzanotte ma scorrerà sullo sfondo di una serata (le 18 locali) fin troppo tropicale.
È il primo passo del Mondiale, delicato ma non così fondamentale: la Spagna, quattro anni fa, ha perso con la Svizzera e poi ha portato a casa una Coppa mai vinta prima. Gli azzurri nel 1982 aprirono con tre pari che facevano presagire disastri epocali nel successivo gironcino con Argentina e Brasile e alla fine fu Dino Zoff ad alzare il trofeo.
Questo per dare la giusta dimensione alla serata italoinglese. L’attesa è ovviamente tanta, le polemiche sono nella media, forse anche sotto. Se non ci fosse stato il taglio di Giuseppe Rossi – peraltro legato alle condizioni fisiche e non alla qualità del giocatore – di occasioni per fare grandi titoli sugli esclusi ce ne sarebbero state ben poche. Diciamo che siamo abituati a molto peggio, cosa che non piace tanto a quelli che vivono per la cabala che ci dà più possibilità quando sguazziamo nel caos, gli stessi che fanno poco eleganti scongiuri se qualcuno ricorda che con gli inglesi non perdiamo una partita ufficiale dal 1977, quando in campo c’erano ancora, fra gli altri, Zoff, Claudio Gentile, Giacinto Facchetti e Franco Causio. Tutto questo in realtà è solo folklore ma è un classico delle vigilie. Il ct Cesare Prandelli dispensa serenità, che è cosa diversa dalla sicurezza, e ripete quel che due anni fa agli Europei ha poi illuminato il cammino azzurro: «Non siamo i migliori ma possiamo battere chiunque». Certo, risultato a parte, stasera ne sapremo di più. Ma sarebbe sbagliato considerare uno spartiacque questa gita all’inferno: comunque vada, non basterà per avere certezze. Guai a illudersi o deprimersi , la vera differenza potrebbe passare proprio da qui.
@s__tamburini
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