CON CATANIA DUE PESI E DUE MISURE
Possibile che tutti i mali del pallone nostrano risiedano a Teramo? Possibile che gli scandali estivi del calcio sporco debbano avere un solo agnello sacrificale, che ha i colori biancorossi. No, non...
Possibile che tutti i mali del pallone nostrano risiedano a Teramo? Possibile che gli scandali estivi del calcio sporco debbano avere un solo agnello sacrificale, che ha i colori biancorossi. No, non è possibile. Sarebbe un'ingiustizia, soprattutto in virtù della disparità di richieste canzonatorie effettuate dalla procura federale rispetto al processo per il caso Catania.
Il club etneo per sei illeciti pagherebbe con una retrocessione di una categoria (dalla B alla Lega Pro) e cinque punti di penalizzazione, mentre il Teramo per un solo illecito dovrebbe scendere dalla serie B, conquistata sul campo, fino alla serie D con 20 punti di penalizzazione. Che, in soldoni, equivale a un'altra retrocessione.
No, c'è una evidente disparità di trattamento. Che non può essere spiegata solo con la presunta collaborazione dell'ex presidente Antonino Pulvirenti. Una collaborazione tutta da dimostrare, tra l’altro, da parte dell’ex patron del club etneo, perché finora ha confermato solo quello che già si conosceva.
Una disparità di trattamento che non è accompagnata da prove certe della combine, ma da un quadro indiziario che comunque l'accusa ha spiegato in aula.
Il Teramo va giudicato serenamente dal Tribunale federale nazionale, lontano dall'onda giustizialista che ha accompagnato le richieste pronunciate dal procuratore aggiunto della Figc, Tornatore. La serenità di giudizio è fondamentale anche per la giustizia sportiva, che fa perno sul fondato sospetto per esprimere le proprie
sentenze. (r.c.)
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