Con quel sinistro è delizia delle punte e croce dei portieri
Otto assist e due gol in questa stagione Mammarella-story: dalla Rc Angolana alla Virtus
PESCARA. «Non mi sono mai riuscito a spiegare il motivo per cui Carletto non abbia mai avuto una chance in serie A». Sono le parole di Roberto D’Aversa che di Mammarella è stato prima compagno di squadra, nel Lanciano, e ora allenatore. In effetti, è un mistero per un bel po’ di gente. Non solo per chi lo ha allenato, ma anche per chi lo vede all’opera. Il sinistro di Carlo Mammarella è la poesia applicata al calcio, una fortuna per gli attaccanti che possono godere dei suoi assist. Un’arma letale da usare contro i portieri sui calci piazzati. Il miglior sinistro della serie B? Forse. Di certo superiore a tanti di quelli che calcano i terreni di gioco della A. Un terzino che in questa prima parte della stagione ha confezionato otto assist e firmato due gol, entrambi decisivi ai fini del risultato sia ad Avellino che a Terni. A 32 anni è il capitano della Virtus Lanciano, un beniamino dei tifosi e un punto di riferimento per i compagni. Non solo per quel sinistro che disegna traiettorie da applausi. Soprattutto, per i comportamenti e per i valori morali che esprime. Non a caso è sempre in prima linea quando c’è da sostenere un’iniziativa benefica.
La storia calcistica di Carlo Mammarella nasce sui campi di San Giovanni Teatino, si sviluppa nella Renato Curi e poi entra nel vivo nelle giovanili del Pescara. Ai tempi della Rc Angolana, fino a 12-13 anni, era un’ala. Poi, nelle giovanili biancazzurre, è stato arretrato in difesa. L’esordio in prima squadra nella stagione 2001-2002 contro la Torres con Ivo Iaconi in panchina. Poi, viene ceduto alla Fermana nello scambio con l’attaccante Mario Lemme. Da Fermo due anni in prestito al Tolentino dove si mette in mostra con otto reti in due stagioni in serie C2. Nel 2005 il salto in serie B: il ds Totò De Falco lo scova e lo porta a Trieste. Da lì a Grosseto dove c’è Massimiliano Allegri allenatore. E poi ad Ancona, sempre in C1.
Nel 2007 cinque anni di contratto a Salerno. Parte bene, ma poi arriva Mauro Milanese che dall’alto della sua esperienza gli porta via il posto. La Salernitana vorrebbe mandarlo al Cassino, in C2. Ma lui dice no e a 26 anni strappa il contratto, rimanendo disoccupato. E’ l’estate del 2008 il nuovo corso dei Maio ha portato in panchina Eusebio Di Francesco, anche lui, come Mammarella, originario di San Giovanni Teatino. Di Francesco, oggi alla guida del Sassuolo in serie A, è alla prima esperienza da allenatore e gli chiede di vestire i colori rossoneri. Da allora 211 presenze con la maglia della Virtus e 19 gol. Nessun allenatore lo ha mai messo in discussione, tutti hanno tratto benefici dal suo sinistro. A Lanciano una promozione in serie B e tante altre emozioni, compresa quella di indossare la fascia di capitano. Non è tipo da veline o locali notturni. Lui, per tutti “Carletto”, è tutto casa e campo. A casa è “prigioniero” delle sue donne: la moglie Antonella e le figlie Giulia e Carola. In campo è il condottiero di una Virtus Lanciano di nuovo protagonista nel campionato di serie B. L’ultima perla sabato scorso, a Terni, con il suo marchio di fabbrica: una punizione tesa dalla destra calciata di sinistro con la palla che attraversa l’area di rigore e finisce la corsa in rete.
Già, come mai Mammarella non ha mai giocato in serie A? Un mistero. In compenso ha vinto il Pallone d’oro abruzzese del 2014.(r.c.)
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