Concordato respinto, la parola ai Maio

29 Maggio 2018

I giudici prendono atto del no dei creditori. La società ricorre contro il parere negativo dell’Agenzia delle Entrate

LANCIANO. Respinto il concordato preventivo presentato dalla Virtus Lanciano ai creditori. I giudici del tribunale fallimentare (Cleonice Cordisco, Massimo Canosa e Giovanni Nappi) hanno emesso ieri mattina il decreto in cui hanno dichiarato «di non doversi procedere sul concordato preventivo poiché non è stato approvato dalla maggioranza dei creditori». I giudici in sostanza hanno preso atto del parere espresso dai tanti creditori a partire dal 12 aprile scorso, quando c’è stata l’adunanza dinanzi al giudice fallimentare Massimo Canosa, al commissario giudiziale Giovanni Trinetti e ai legali rossoneri. Allora erano già arrivati molti no. Tra questi quello dell’Agenzia delle Entrate che vanta un credito di 6.129.775 euro dalla Virtus per Iva, Ires, Irap e altri tributi non pagati dal 2012.
Soldi che da soli costituiscono più della metà del debito complessivo della società sparita dal panorama calcistico professionistico nel 2016, dopo 4 anni di serie B e dopo aver perso i play out contro la Salernitana.
Retrocessione che ha indotto poi la famiglia Maio e Claudio Di Menno Di Bucchianico, legale rappresentante della società, a non iscrivere la squadra in Lega Pro. Questo ha portato l’esclusione della squadra dai campionati professionistici e dilettantistici da parte del consiglio federale che ha svincolato i calciatori professionisti rimasti e i ragazzi di proprietà. A quel punto si è scoperchiato il calderone dei debiti che ammontano a 11.185.000 euro. Debiti certificati dal commissario Trinetti e che la Virtus voleva liquidare pagando poco meno del 30 per cento del valore complessivo ossia con 3.506.929 “cancellando” oltre 7,5 milioni di euro.
Dopo il no dei creditori e dei giudici, che cosa accadrà? La società innanzitutto rientra nel pieno possesso dei propri beni e ha libertà di azione, compreso quella di effettuare pagamenti. I creditori dal canto loro possono fare pignoramenti dei beni societari, richieste di pagamenti e anche presentare istanza di fallimento della società in tribunale. Infatti il decreto dei giudici dichiara che il concordato preventivo non è stato accettato ma non ha contestualmente decretato il fallimento del debitore. Starà ai creditori decidere se trascinare la società verso il fallimento, o meno.
La Virtus poi nelle scorse settimane ha anche presentato un ricorso contro l’Agenzia delle Entrate, contestando il parere negativo espresso dalla sezione locale della stessa agenzia al concordato che non avrebbe inserito nella pec inviata il giorno prima dell’adunanza dei creditori i pareri della direzione abruzzese e le motivazioni del diniego della transazione fiscale, che andavano invece comunicati. E non c’è stata ancora alcuna pronuncia, nè decisione in merito. Dunque per ora si procede con la liquidazione della società rossonera avviata nel maggio 2017 in attesa anche di capire cosa faranno i creditori che per la maggior parte sono fornitori che hanno contribuito al mantenimento della squadra nella serie cadetta, vale a dire ristoranti, alberghi, studi di fisioterapia, laboratorio analisi, aziende di trasporto come Tua/Sangritana (che vanta circa 300.000 euro), agenzie per la sicurezza nello stadio Biondi e dipendenti come alcuni giocatori e allenatori (solo questi ultimi vantano crediti per quasi 200.000 euro). E c’è sempre da definirsi la questione con l’erario da parte di una società nata dalle ceneri di un fallimento, quello del Lanciano calcio di Paolo Di Stanislao per 2 milioni di euro nell’aprile 2008. La partita continua, ma a colpi di carte bollate.
Teresa Di Rocco
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