Condò, la vita calcistica ricomincia a 38 anni

Il Coni ridà speranza al dirigente calabrese, abruzzese di adozione, coinvolto in Dirty Soccer
PESCARA. La vita sportiva – calcistica per la precisione – può ricominciare anche a 38 anni. Basta una sentenza del collegio di garanzia del Coni che rimanda alla corte d’appello federale un giudizio disciplinare. Che in primo e in secondo grado è stato di condanna. Luigi Condò, 38 anni, originario di Gioia Tauro e abruzzese di adozione (ha giocato nel Pescara, nel Teramo, nell’Aquila e nella Rc Angolana; ed è legata sentimentalmente con una ragazza di Chieti), è tornato a sperare. E’ rimasto coinvolto – all’epoca, nel 2005 era ds del Barletta in Lega Pro – nell’inchiesta Dirty Soccer ed è stato condannato a 3 anni di squalifica dalla corte federale di appello (3 anni e sei mesi in primo grado), ma non si è arreso. Ha continuato a combattere per affermare la sua innocenza. E la sentenza del Coni del 27 luglio scorso gli fa intravedere la luce in fondo al tunnel. «Sono felice, è il primo passo verso quella che io considero la verità dei fatti», ha detto il dirigente che si divide tra Calabria, Chieti e Roma, «il Coni mi ha ridato fiducia. Sono da 26 anni nel mondo del calcio, prima da calciatore e poi da dirigente, e non ho mai avuto problemi. Poi, il casino del maggio 2015. E’ stato il periodo più brutto della mia vita, calcisticamente parlando. Sono accadute delle cose che segnano la vita, specialmente a chi, come me, è abituato a far parlare il campo. Nel mondo del calcio incontri chiunque, però io l’ho visto sempre e solo come uno sport con tutti i suoi valori caratterizzanti, lealtà e onestà in primis».
Una pausa e poi riprende tutto d’un fiato. «Io ho fiducia nella giustizia, è giusto che si indaghi, ma è altrettanto giusto che emerga la verità dei fatti e io sono tranquillo con la mia coscienza sotto questo punto di vista. Posso ricominciare a lavorare, è una liberazione per me. Nonostante sia giovane mi sono tolto delle belle soddisfazioni da dirigente. E voglio tornare a fare quello che so fare. Sono stato un uomo solo in questi mesi; mi sono stati vicini i familiari e l’avvocato Casimiro Delli Falconi del foro di Foggia e a loro va il mio ringraziamento. Spero di tornare in pista al più presto per ricambiare la fiducia che mi è stata accordata». Gli occhi di Luigi Condò sono rivolti alla Lega Pro, il suo mondo. «La strada per fare bene è la valorizzazione dei giovani, quelli di proprietà. Se si valorizza quelli dei club di serie A e di B non si va avanti», il suo pensiero, «il presidente Gravina ha già apportato dei cambiamenti importanti e spero ne faccia altri. Investire sui vivai è l’unica strada per andare avanti e per reggere la struttura della Lega Pro. Ci sono costi non indifferenti e non esistono i diritti televisivi. Ci sono grandi piazze – Taranto, Parma, Venezia, Padova, Livorno, Cosenza e Catania – è una sorta di serie B2. E io spero di poter dare al più presto il mio contributo».
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