Consorti: era avanti anni luce rispetto agli altri

Pagliari: «Ci sentivamo spesso, mancherà a tutti». Feola: «Un signore, un presidente d’altri tempi»
CHIETI. Marigo, Consorti, Feola, Picconi, De Amicis, Morganti, Pallanch, Cavezzi, Pagliari, Presicci, Sgherri. L'undici più forte della storia del Chieti Calcio, sotto la presidenza di Mario Mancaniello. Una squadra che con Ezio Volpi allenatore vinse nel 1990-1991 il campionato di C2 con otto turni di anticipo. I protagonisti di quel Chieti lo ricordano con affetto e commozione. «Una persona generosa, che credeva molto nei valori umani», ricorda l'ex difensore neroverde Vincenzo Feola. «Si ricordava di tutti i compleanni e onomastici dei calciatori. Quando vincemmo il campionato, ci regalò un orologio con la scritta dei nostri nomi. Credeva nel gruppo e ci voleva bene come figli. Ricordo che l'anno dopo della vittoria del campionato, mi feci male e non giocai il girone di ritorno. Ma il presidente a fine campionato, sotto gli occhi del dottor Garzelli, mi diede il premio salvezza che aveva pattuito con me solo a parole a inizio stagione. Era un signore, un presidente d'altri tempi».
Visibilmente commosso Giovanni Pagliari che al telefono ha la voce rotta dal pianto. «Perdo un padre, un amico, un fratello maggiore», dice l'ex attaccante del Chieti. «Ci sentivamo ogni quindici giorni, sapevo dei suoi problemi di salute ma mi diceva sempre di stare tranquillo perché lui era forte e ce l'avrebbe fatta. I miei ricordi del presidente sono legati agli anni più belli del Chieti. Mancaniello era un manager, una persona intelligente, ma soprattutto un conoscitore di calcio. Mi è sempre stato vicino in ogni momento della mia vita e carriera da allenatore. Mancherà a tutti». E' l'ex capitano Gabriele Morganti a dare la notizia a Gabriele Consorti. «Mi ha appena chiamato Lele, non ci posso credere», dice Consorti. «Del presidente ricorderò sempre la sua saggezza e la serenità. Quando perdemmo lo spareggio a Terni, ero affranto e piangevo sul pullman. Lui mi venne vicino, mi diede una pacca sulla spalla e mi disse di non preoccuparmi perché saremmo andati in C1. Successe veramente nella stagione 1990-1991, quando vincemmo la C2 con Ezio Volpi. Quel gesto di dolcezza del presidente lo ricorderò per sempre. Qualsiasi presidente, dopo una sconfitta del genere, si sarebbe arrabbiato. Lui no, perché era diverso da tutti gli altri. Era un grande uomo e un presidente che stava avanti anni luce rispetto agli altri. Un altro Mancaniello non tornerà più».
Giammarco Giardini
©RIPRODUZIONE RISERVATA

