Contador fa il fenomeno e torna in rosa

Il fuoriclasse domina gli avversari. Aru prende 2’47” ma si difende dagli altri rivali. Crollano Porte e Uran. Tappa a Kiryenka
Li ha distrutti tutti. Ipotecando il suo secondo Giro d’Italia. Alberto Contador (Tinkoff) si è ripreso la maglia rosa nella cronometro di Valdobbiadene, sfilandola dopo 24 ore a Fabio Aru (Astana), che pure contro il tempo si è ben difeso sugli altri rivali. Sì, perché non è il sardo che è andato piano, lui che non è un cronoman si è semplicemente difeso; è il Pistolero che ha messo le marce alte.
Subito, da quanto si è catapultato dalla pedana di Treviso verso Conegliano e poi Valdobbiadene. La crono del Prosecco doveva essere anche uno spot per quest’angolo d’Italia e il suo buon vino rampante, il brutto tempo avrà rovinato un po’ le immagini televisive, ma la pioggia non ha tenuto lontani dal percorso migliaia di spettatori.
Abbiamo percorso metro dopo metro i 59,4 km, grazie a un “passaggio” sull’ammiraglia Androni di Gianni Savio al seguito di Franco Pellizotti. Ponte della Priula sul Piave imbandierato e colline del Prosecco brulicanti di passione per la bici. E quella che viene definita, a ragione, la provincia più ciclistica d’Italia ha visto il trionfo di un campione.
Perché Contador è il corridore più forte degli ultimi vent’anni. Vederlo danzare a suo modo sulle salite del prosecco è stato uno spettacolo per il pubblico. È vero, la gente sulle strade gridava Aru, ma i tifosi del ciclismo sanno distinguere chi è il più forte. E lo spagnolo così è stato applaudito come un eroe.
Da subito Contador ha segnato la distanza sugli avversari. Richie Porte (Sky) e Rigoberto Uran (Etixx), due a loro agio normalmente contro il tempo, sono stati abbattuti. Su Aru la progressione di Contador è stata costante: +48” al km 17, 1’45” al Gran premio della montagna del km 35, 2’08” al km 49, 2’47” alla fine. Aveva ieri mattina 19” di svantaggio sul capitano dell’Astana per la caduta di Jesolo, ora lo guarda dall’alto con 2’28” di vantaggio. Sono tanti, perché lo spagnolo ha dimostrato di avere una marcia in più. «Sono andato bene. Sono partito bene e ho apprezzato per strada il calore della gente. Il pubblico italiano mi vuole bene», ha detto Alberto Contador. Che dopo la tappa, ebbro di gioia ma anche prudente per le tante montagne che da oggi caratterizzeranno l’ultima settimana, ha anche aggiunto che questa sarà la sua ultima corsa rosa della carriera. Insomma, il Pistolero, che ha annunciato da tempo di volersi ritirare al termine della prossima stagione, vuole salutare l’Italia con una grande vittoria. Lo spagnolo ora quindi guarda tutti dall’alto, ma Fabio Aru cade in piedi. Deve riprendere la marcia verso Milano con la sicurezza dei forti. Ha perso da un grande campione, ma ha tenuto (eccome) dagli altri contendenti a un posto sul podio. Porte, uno specialista, è finito oltre un minuto e mezzo dietro, Uran, che era atteso a una prova d’orgoglio, è andato 3” più lento. Ecco, il futuro delle corse a tappe è del sardo. Realista a fine tappa. «Oggi non sono contento – ha detto – ma il mio Giro non è affatto finito. Ho perso contro un campione come Contador». E sogna il podio anche Andrey Amador (Movistar). La sua è una favola. Un anno fa in Brasile la nazionale di calcio del Costarica ridicolizzò l’Italietta di Prandelli e sfiorò il podio. Ora ci riprova lui, il ciclista che fa impazzire l’isola. Che stroria!
Si diceva di Porte. Il tasmaniano della Sky è naufragato, ma il suo milionario team si è consolato con il gran successo di tappa di Vasili Kiryenka. Ha vinto in un’ora 17’52”, un gran tempo perché ha tenuto dietro “tornado” Contador di 14”. Il più contento sarà Giovanni Pinarello, Nane, una delle più famose maglie nere della storia. Se la Marca è diventata culla di ciclismo il merito è anche delle sue creazioni.
@simeoli1972
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