Contador in rosa ma Aru già lo bracca

14 Maggio 2015

Numero e successo di Polanc. Lo spagnolo attacca, il sardo risponde, vince la volata e rosicchia 4”. Ancora male Uran

Fiammate. Prime fiammate. Ma importanti. Il Giro si è acceso. Sulla salita dell’Abetone, quella che fece conoscere al mondo Fausto Coppi nel 1940 e dell’impresa di Charly Gaul nel 1959. Sei chilometri alla vetta. Davanti, il giovane sloveno Jan Polanc (23 anni della Lampre, ne sentiremo parlare ancora), superstite di una fuga a cinque, pregustava il trionfo. Dietro, nel gruppetto dei big, lo scatto secco di Alberto Contador, il campione annunciato alla vigilia. È potente, ma non fa il vuoto. Il gruppetto si polverizza in un amen, cede Rigoberto Uran (Etixx), ma non Fabio Aru (Astana) e Richie Porte (Sky). Lì il Giro d’Italia ha un sussulto. E inizia il suo secondo capitolo, che si annuncia bellissimo. Perché finora c’era stata lotta tra le squadre impegnate contro il tempo, c’erano state tappe spettacolari tra sprint e elettrizzanti su e giù in Liguria. Ma dall’Abetone si è cominciato a fare sul serio.

Contador ha ruggito. Ha voluto “segnare il territorio”, guardare in faccia i suoi rivali. Il 24enne sardo non ha chinato lo sguardo, si è accucciato sulla bici, ben aiutato dal basco Mikel Landa, ha persino tentato di allungare.

Giocando, intelligentemente, con il cronometro. Perché dietro Polanc e Chavanel, anch’egli tra i protagonisti della fuga iniziale e che è riuscito a salvare la seconda piazza, c’era un terzo posto da guadagnare e con esso l’abbuono di 4”.

Ultimo chilometro. Volata lunghissima del sardo, bicicletta avanti a quella del rivale e 4” rosicchiati. Ora la classifica è questa: Contador in rosa, dietro Aru a soltanto 2” e poi Richie Porte a 20”. Non pervenuto Rigoberto Uran, il grande sconfitto di questi primi giorni di Giro: ora è a 1’22”, ma il barometro del capitano della Etixx segna burrasca.

Contador teme Aru e Porte. Lo ha detto a fine tappa: «Fabio in salita è formidabile, Richie è sempre lì. Questo è stato solo un aperitivo, il Giro è lunghissimo. Sono contento di aver preso la maglia rosa, perché la gente mi incita sempre. Ma potrei anche lasciare la maglia nelle prossime tappe». Lo spagnolo sa che la rosa può logorare, anche perché in queste frazioni si sta assistendo a una prova di muscoli pazzesca tra i due squadroni: Astana e Tinkoff. «Sembra quasi che vadano forte per dimostrare di essere meglio del rivale», ha chiosato l’ex campione d’Italia Franco Pellizotti. Ha ragione. Astana e Tinkoff sono le superpotenze del Giro. Kazaki contro russi, milioni di euro contro milioni di euro. La macchia celeste e la macchia gialloblù. Da una parte Landa, Tiralongo, Cataldo, Rosa, dall’altra Rogers, Tosatto, Kreuziger, Ivan Basso (davvero triste vederlo fare il gregario). Due blocchi contrapposti. Sembra essere tornati alla guerra fredda. Prendiamo a prestito un altro termine della storia: i paesi non allineati. Come la Sky di Richie Porte. Sornione il tasmaniano è lì. Attenzione a non sottovalutarlo.

@simeoli1972

©RIPRODUZIONE RISERVATA