«Conte è un martello vuol battere l’Irlanda»

Parolo svela l’opera incessante del ct all’interno dello spogliatoio «A me chiede di entrare in area: spero di segnare al più presto»
INVIATO A MONTPELLIER. Fatti, non parole. Ma Parolo sì. Nell’idea di calcio di Conte toglietegli tutto ma non il suo Parolo, l’uomo ovunque, il polivalente, slalomista e discesista, diavolo e acqua santa, frenetico come il sabato sera ma tranquillo come la domenica mattina. Non conquista la copertina, si muove in punta di piedi ma svolge alla perfezione il suo lavoro, spesso oscuro. Eppoi corre, eccome se corre: più di tutti contro il Belgio (oltre 11 chilometri) e secondo solo a Giaccherini contro la Svezia. Però quando è il caso il centrocampista della Lazio sa alzare la voce, anzi urla, come urlava Marco Tardelli, l’icona dell’urlo e giocatore al quale Parolo è stato accostato in questi giorni.
«È sempre stato il mio idolo – ammette Parolo – un centrocampista completo che difende, attacca, si inserisce e qualche volta segna. A proposito di gol: il mister mi chiede di inserirmi ed entrare in area per creare superiorità numerica e contro la Svezia mi ha fermato la traversa. Però spero di segnare al più presto».
Non è una rockstar Marco Parolo, piuttosto il bassista del gruppo, sempre un passo indietro ma mai frontman. Però nell’orchestra di Conte c’è sempre uno spartito per lui.
«In tutte le nazionali che hanno vinto ci sono stati giocatori come me. È chiaro che i personaggi vengono ricordati più facilmente ma è bello anche passare inosservato e poi dare un contributo importante alla vittoria anche con un piccolo gesto . Io sono una persona riservata, non uso i social network però all’occorrenza posso essere anche di spirito. Non ai livelli di Sirigu che è un autentico burlone. Però siamo un bel gruppo, stiamo bene insieme e abbiamo anche una chat comune dove servirebbe un traduttore simultaneo, perché c’è gente del Sud e del Nord e i messaggi si scrivono troppo velocemente».
Parolo non ingaggia una battaglia personale con la critica, non risponde “avete visto?” ai detrattori, non si toglie sassolini dalla scarpa.
«La critica fa bene, ti stimola, ti aiuta a migliorare è così per la Nazionale ma lo è anche nella carriera individuale. Anche lo spirito di rivalsa fa bene. Ho sempre fatto tesoro delle critiche ma anche personalmente ho sempre alzato l’asticella dei miei obiettivi cercando di crescere, squadra dopo squadra e impegno dopo impegno. E la penso ancora così. Credo di essere un giovane di 31 anni».
Parolo non esce dal gruppo. Accompagna con il suo riff gli assoli dei fuoriclasse.
«Perché ci sono dei fuoriclasse in questa squadra. Prendete il gol di Eder contro la Svezia: ha fatto un paio di finte e un tiro che se fosse stato Messi avrebbero parlato di capolavoro e invece...».
Ha chiaro il concetto di gruppo e non come frase fatta ma come filosofia.
«Non dimentichiamoci di Verratti e Marchisio, due campioni che ci hanno accompagnato nelle qualificazioni e che meritavano di essere qui. Dobbiamo fare bene anche per loro».
Contro l’Irlanda il commissario tecnico lo terrà a riposo («ma Conte con l’Irlanda vuole vincere e già la sera dopo la Svezia ci parlava degli irlandesi, ci martella») e riserva le sue coperture, i suoi inserimenti e la sua corsa per gli ottavi di finale.
L’urlo no, quello vuole pronunciarlo in finale come fece un certo Marco Tardelli qualche anno fa.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

