Coppi, campionissimo iridato in bici davanti a Collemaggio

16 Maggio 2019

La foto storica del lettore Stagnini riporta alla memoria la tappa del 27 maggio 1954 La Napoli-L’Aquila vinta da Clerici: prese la maglia rosa con la fuga bidone e non la lasciò più

L’AQUILA. L’arrivo in città del Giro d’Italia accende gli entusiasmi degli appassionati di ciclismo, ma anche delle persone di solito fredde in occasione degli eventi sportivi. Ma stimola anche la memoria che fa tornare alla luce altri episodi importanti della corsa ciclistica legati al capoluogo di Regione. E una foto storica, custodita dal lettore del Centro Francesco Stagnini, ci riporta a una tappa memorabile che toccò la città quando, il 27 maggio del 1954, i corridori tagliarono il traguardo all’Aquila dopo 252 km, provenienti da Napoli. Quella edizione del Giro, come riportano le cronache dell’epoca, doveva essere una lotta tra il campionissimo Fausto Coppi, Fiorenzo Magni e Hugo Koblet. Ma non fu così.
La foto mostrata al Centro da Stagnini ritrae, per l’appunto, Coppi nel piazzale di Santa Maria di Collemaggio, con la maglia iridata, in occasione della partenza per la tappa successiva diretta a Roma. Accanto a lui ci sono Angelo De Amicis, presidente della Ciclistica L’Aquila e, alla destra del campionissimo, Mario De Nardis, altro aquilano appassionato di ciclismo.
Tornando alla tappa aquilana, fu decisiva, visto che venne vinta dallo svizzero Carlo Clerici, nato a Zurigo ma di chiare origini italiane. Clerici vinse la tappa per distacco e, da allora, indossò la maglia rosa e non la tolse più vincendo la 37ª edizione della corsa rosa.
Quella tappa fu caratterizzata dalla cosiddetta “fuga bidone”. I migliori lo snobbarono, e Clerici guadagnò un vantaggio tale da non poter essere più raggiunto. All’Aquila vinse con distacchi enormi: Koblet, che era il suo capitano, ma da allora gli fece da gregario in quella corsa a tappe, arrivò dopo oltre mezz’ora e Coppi dopo quasi quaranta minuti. Alla fine Clerici si aggiudicò il Giro d’Itala con 24 minuti di vantaggio sullo stesso Koblet. Quel Giro, tra l’altro, va ricordato perché fu l’ultimo di Gino Bartali che ottenne il tredicesimo posto nella classifica finale.
«Clerici in fuga con Nino Assirelli», racconta Renato Palumbo nel suo libro “Il ciclismo all’Aquila-Una vita con gli Aquilotti”, «pedalando di comune accordo, alla media di 35 orari, giunsero sulla pista del velodromo aquilano stracolmo di gente con oltre 15 minuti di vantaggio sui più immediati inseguitori e 35 minuti sui migliori. Clerici aveva promesso ad Assirelli che gli avrebbe lasciato vincere la tappa in cambio dell’aiuto ricevuto per conquistare la maglia rosa, ma non mantenne la promessa».
Assirelli, comunque, fu terzo nella classifica finale giungendo prima anche di Coppi.
La sorpresa della vittoria di Clerici, scomparso nel 2007, sta nel fatto che vi erano ancora molte tappe da fare, anche di montagna, ma i più forti non ne seppero approfittare nonostante Clerici non fosse uno scalatore.
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