Cori, sciarpe e striscioni per l’addio a Mihajlovic

20 Dicembre 2022

Da Totti a Mancini, in tanti al funerale del tecnico a Roma. Applausi di migliaia di tifosi fuori dalla chiesa

ROMA . Roma si è fermata per l'ultimo saluto a Sinisa Mihajlovic, che si è spento a 53 anni dopo aver lottato contro la leucemia. La Basilica di Santa Maria degli Angeli gremita, Piazza della Repubblica chiusa al traffico, in strada migliaia di tifosi, dietro a un enorme striscione «Ciao Sinisa, sei uno di noi», con le sciarpe dei tanti club dove il serbo ha giocato o ha allenato: in larga parte portate da sostenitori della Lazio, ma anche di Torino, Inter, Milan, Bologna e Sampdoria. Tanti amici, ex compagni di squadra, giocatori e dirigenti si sono uniti a loro in un lungo e commosso applauso all'arrivo del feretro e della famiglia, con la moglie Arianna e i cinque figli. «Togliamo le pietre dal nostro cuore per vivere in pace con noi e gli altri», ha detto aprendo la sua omelia l'arcivescovo di Bologna, e presidente della Conferenza episcopale italiana, Matteo Maria Zuppi, che ha celebrato l'ultimo saluto con rito cristiano, cui ha preso parte anche una rappresentanza della chiesa ortodossa. Alla cerimonia, durata un'ora e mezza e alla quale hanno partecipato anche le squadre, al completo, di Lazio e Bologna, erano presenti tra gli altri il ministro per lo sport, Andrea Abodi, i presidenti del Coni, Giovanni Malagó, della Figc, Gabriele Gravina, del club biancoceleste, Claudio Lotito, ma anche il sindaco di Roma, Roberto Gualtieri, il ct, Roberto Mancini, Daniele De Rossi, Francesco Totti, rientrato da Doha per i funerali, e Gianni Morandi. Toccanti i momenti in cui il cardinale ha parlato della malattia che ha colpito Mihajlovic e di fronte alla quale «non è mai a scappato. L'ha affrontata con coraggio, dandone anche ad altri. Lo ha fatto mostrando la fragilità dolce di un guerriero, che è tale perché sa rialzarsi o ci prova. La fragilità è una porta, non un muro». Un pensiero anche alla famiglia: «Ci stringiamo intorno a loro e a chi è legato a lui. La famiglia era la sua squadra del cuore». Commovente l'intervento dell'ex pugile Vincenzo Cantatore, un passato nello staff tecnico del Bologna e grande amico di Sinisa. «È stato semplicemente un guerriero», ha detto Cantatore, anticipato dalle parole di un rappresentante del governo serbo che ha espresso vicinanza alla famiglia.
A portare via il feretro c'erano anche Dejan Stankovic, Cantatore e Mancini. «È stato un onore, un privilegio per me essere suo amico. Siamo stati una vita insieme, un'amicizia fraterna», ha detto il ct che fino alla fine ha voluto accompagnarlo in questo lungo addio. Così come per una vita lo ha accompagnato in una carriera gloriosa e piena di standing ovation. L'ultima ieri mattina a Roma, uscendo dalla chiesa dove ad attenderlo c'erano altri tifosi con cori e striscioni. Uno in particolare recitava: «Sinisa non sarai dimenticato, onore a chi gli amici non ha mai rinnegato».