Cori, striscioni e bandiere L’hotel sembra uno stadio

28 Agosto 2015

Circa 130 supporters biancorossi hanno presidiato l’aula del processo Tra la folla anche alcuni politici. Nessuno scontro, solo fischi per il dg l’Ascoli

DALL’INVIATO A ROMA. Non una gita nella Capitale, ma un atto di fede. Una dimostrazione di affetto per la squadra del cuore. Circa 120-130 tifosi biancorossi hanno raggiunto via Veneto a Roma con pullman (due) e macchine private. Hanno chiesto e gridato di non vedere sfumare il sogno della serie B. Sono partiti poco dopo le dieci del mattino. Maglie biancorosse, cappelli, striscioni. Tutti a gridare: "Serie B, serie B". Slogan contro l'Ascoli. Una manifestazione pacifica, senza alcun momento di tensione (fatta eccezione per l'ingresso in albergo del dg dell'Ascoli Lovato in compagnia di una giornalista), davanti all'albergo che ospitava il processo d'appello a carico del Teramo. Roba di vita o di morte, calcisticamente parlando. E' la stessa gente che il 2 maggio festeggiava la serie B e che oggi si ritrova in serie D per via della sentenza di primo grado del Tribunale federale nazionale.

Inneggia al Teramo e al presidente Luciano Campitelli, acclamato più volte. A tal punto che l'imprenditore a un certo punto del pomeriggio esce fuori e salta con la propria gente. Ci sono famiglie, persone anziani, bambini. Addirittura, un tifoso accompagnato con la carrozzina. Una delegazione del cosiddetto pubblico moderato teramano. Non gli ultrà della curva che non si sono associati.

Una manifestazione per far valere la voce di Teramo, sostengono sotto il sole cocente della Capitale. C'è il manager della Asl di Teramo Fagnano; c'è il consigliere comunale di maggioranza; in rappresentanza del sindaco Brucchi c'è l'assessore Giorgio Di Giovangiacomo. E poi i familiari più stretti di Campitelli, a partire dalla figlia Francesca. Tutti insieme nel momento più importante. Ci sono circa 90 tra poliziotti e carabinieri in assetto anti-sommossa. Ci sono i blindati. Ma lo schieramento di forze si rivela inutile, perché la gente arrivata da Teramo ha solo voglia di cantare e di chiedere di non uccidere il sogno che si è tramutato in realtà il 2 maggio scorso. Addirittura i tifosi biancorossi a un certo punto fraternizzano con poliziotti e carabinieri. E strappano anche manifestazioni di simpatia da parte degli ospiti dell'albergo.

Alcuni, però, non capiscono, sono i turisti stranieri. Che si meravigliano quando gli si spiega il motivo della manifestazione. Ogni tanto esce qualcuno dall'albergo per aggiornare il popolo biancorosso degli sviluppi del processo. Resta fuori dall'NH Hotel fino alle 21,30 ad aspettare sensazioni e intuizioni da parte di chi ha seguito il dibattimento. E quando escono i dirigenti biancorossi ancora cori e slogan. Luciano Campitelli è teso, chiaramente. E quando a fine serata gli si chiede se si sente più sollevato la reazione è dubbiosa: «Sollevato no, sempre preoccupato».

(r.c.)

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