Corsa e grinta, Mammarella si ritira: ora farò il ds

7 Giugno 2021

L’ex terzino di Pescara e Lanciano lascia il calcio a 39 anni: «Peccato per il Delfino, spero risalga presto»

PESCARA. Chiude la carriera con una delle stagioni più entusiasmanti in 20 anni da professionista: il pescarese Carlo Mammarella, terzino sinistro classe 1982, lascia dopo quasi 500 partite e 32 gol. Ha riportato la Ternana in B a suon di record nello stesso anno in cui il Pescara dove ha fatto le giovanili, e il Lanciano di cui è stato capitano in B, hanno vissuto momenti disastrosi. «L’allenatore Gianluca Grassadonia è un grandissimo amico», confida Mammarella, che è cresiuto nel Pescara, «ho sperato fino all'ultimo che ce la facesse. L’annata si è messa male, e con una squadra non abituata a lottare per salvarsi era difficile. Spero risalga presto».
La sua annata invece è stata memorabile.
«Alla Ternana ho accettato una sfida. Sapevo della bontà del progetto della società. Non poteva andare meglio».
Quando ha deciso di smettere?
«Nell’ultimo mese e mezzo. Ho fatto considerazioni molto personali. Era il momento migliore, una stagione da record, stavo bene. Ho pensato: meglio chiudere così».
A Lanciano si favoleggiava di un suo ritorno.
«Ma non ho mai ricevuto proposte ufficiali. Se ci fosse stata l’occasione concreta, mi sarebbe davvero piaciuto. Comunque mi piacerebbe tornare presto a vedere una partita».
Il futuro di Mammarella?
«La Ternana mi dà la possibilità di lavorare nello staff. Collaborerò con il ds Luca Leone e imparare i trucchi del mestiere».
Rimpianti di fine carriera?
«Forse l’unico è non aver calcato il palcoscenico della A. Ma sono orgoglioso di tutto quello che ho fatto, e se mi guardo indietro rifarei tutto».
La possibilità concreta di giocare in A l’ha avuta?
«Potevo andarci a Carpi con Castori, per sei mesi. Ma in quel momento per me Lanciano era tutto, e ho preferito restare piuttosto che andare a fare una presenza simbolica».
Qualcos’altro che le ha mancato? Un allenatore particolare o un compagno di squadra?
«Mi sarebbe piaciuto giocare con Zeman: sia per lui come persona, sia perché mi affascina il modo in cui fa giocare i terzini».
Aveva un modello da piccolo, quando ha iniziato a giocare?
«In realtà ero un bambino atipico: non mi piaceva guardare le partite, neanche la nazionale. E non collezionavo le figurine. Non conoscevo i nomi dei giocatori. Giocavo e basta».
L’immagine di copertina della sua carriera?
«Due: i play off vinti col Lanciano a Trapani e questa stagione da incorniciare con la Ternana».
Il momento più brutto?
«L’addio a Lanciano: per l’amore per la squadra, per dover lasciare casa e famiglia, per come è maturato e per la velocità con cui è successo».
Il suo gol più bello?
«Quest’anno contro il Catania, da 35 metri d’esterno».
Ha concluso alzando la Supercoppa di C nel derby col Perugia. Era la prima volta che lo faceva?
«Sì. Un gesto simbolico che è stato la ciliegina sulla torta. Non sarei stato neanche capace di sognarla una fine così».
Peccato che sia successo tutto senza pubblico.
«È vero, ma la gente è stata brava a farci sentire la vicinanza. La vittoria ci ha dato ugualmente la sensazione di vincere davanti a ventimila persone».
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