COSÌ È TORNATO L’INCUBO DI GHIGGIA
di STEFANO TAMBURINI Il giorno dopo è quello di chi pensava di esser andato in uno stadio per una partita di pallone e invece è entrato in un libro di storia mentre sulle pagine piovevano parole...
di STEFANO TAMBURINI
Il giorno dopo è quello di chi pensava di esser andato in uno stadio per una partita di pallone e invece è entrato in un libro di storia mentre sulle pagine piovevano parole rigate di lacrime. Il giorno dopo è quello in cui il Brasile scopre che c’è qualcosa di peggio di ciò che fino a poco prima era il demonio calcistico, il Maracanazo del 1950, quello tramandato da nonni a nipoti, quello che anche se non c’eri era come averlo vissuto: il giorno in cui il Brasile aveva perso il Mondiale in casa nella finale con l’Uruguay. Di quel giorno il goleador della Celeste, Alcides Ghiggia ha sempre detto: «Solo tre persone sono riuscite a zittire il Maracanà: io, Frank Sinatra e il papa». E il suo compagno Juan Alberto Shiaffino: «A un certo punto provai pena per quello che stava accadendo». Ci furono 34 suicidi, 56 morti d’infarto e tre giorni di lutto nazionale. Stavolta, per fortuna, non ci sono vittime ma sono i tedeschi a dire la stessa cosa degli uruguagi di 64 anni fa. Prendete Thomas Muller: «Non meritavano di perdere così, nel loro stadio e di fronte a un pubblico super. Fa male al cuore».
Già, è stato proprio così. Fa proprio male. A un certo punto i tifosi della Germania hanno cominciato a intonare «Brasil, Brasil» mentre i brasiliani piangevano. E le prime pagine dei giornali brasiliani oggi sono piene di foto di volti di bambini, anziani, donne con espressioni disperate. Prendete quella in alto, tenera e struggente con una ragazza che consola quello che forse è il nonno. Fa male perché non c’è altro posto dove il calcio sia vissuto così. Anche quelli che protestano contro ruberie e spese folli del torneo sono contro la Fifa, certo non contro il calcio. E così l’oceano di lacrime che ha travolto tutto non sembra potersi ritirare in fretta: seguirà un processo infinito e del ct Felipe Scolari nessuno ricorderà più la coppa portata a casa nel 2002 ma solo questo scempio. A nessuno questo trofeo avrebbe cambiato la vita ma ci sono momenti nel cammino di un popolo in cui anche i simboli hanno il loro significato. E la coppa che quel nonno della foto abbraccia piangendo lo era. La prossima, quando arriverà, non potrà mai esser come sarebbe stata questa. Era la coppa che doveva chiudere i conti con il Maracanazo. Invece ora è come se Ghiggia e Schiaffino fossero di nuovo lì a palleggiare con gli incubi brasiliani.
@s__tamburini
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