D’Angelo, il pescarese che vola col Bassano: primi senza pressione

13 Novembre 2016

L’allenatore della capolista: «Il girone B è molto duro Dell’Abruzzo mi mancano il dialetto e gli arrosticini»

Un pescarese in vetta alla Lega Pro. Luca D'Angelo, classe 1971, è (da quest'anno) l'allenatore del Bassano, formazione che guida il girone B, con 26 punti, al fianco del Venezia e davanti a piazze blasonate come Parma e Reggiana. Vedere il Bassano così in alto, dopo 13 giornate, non è del tutto una sorpresa. La società veneta, da ormai quattro stagioni, è in costante crescita e due anni fa ha sfiorato il salto in B perdendo la finale play off contro il Como. Chissà che a portare il Bassano tra i cadetti, per la prima volta nella sua storia, non possa essere proprio D'Angelo, tecnico sempre più in rampa di lancio.

Mister, che sensazione si prova a guardare tutti dall'alto?

«E' una grande gioia, ma non montiamoci la testa. La classifica è corta. Non ci esaltiamo e pensiamo a lavorare».

Ma un pensierino alla B non inizia a farlo?

«Viviamo alla giornata. L'obiettivo è ottenere il massimo di gara in gara. Ci sono squadre come Parma, Venezia e Reggiana che hanno più di noi e che sono state costruite per vincere il campionato. Senza escludere la Feralpi Salò. E' bello vivere questo momento, sia chiaro, ma manteniamo i piedi per terra».

Che idea si sta facendo del girone B?

«E' difficile. Sta rispettando le premesse della vigilia. La classifica, d'altronde, è eloquente. Le prime sette squadre sono racchiuse in quattro punti, a dimostrazione del grande equilibrio generale».

Qual è la squadra migliore che avete affrontato finora?

«La Reggiana mi ha fatto una buona impressione. Gioca un buon calcio; parliamo di una società importante e con una rosa ottima, allestita per il salto di categoria».

Si aspettava di vedere il Teramo così in basso dopo 12 giornate?

«No, ma ha le qualità per riprendersi. L'organico del Teramo è di tutto rispetto, ha gente di spessore. Trovando un po' di continuità nei risultati può risalire la china».

Come si vive il calcio a Bassano?

«E' una città di 30mila abitanti e ci seguono in media 1.500 spettatori. C'è calore durante le partite, ma nel corso della settimana non ci sono pressioni. Ho trovato un ambiente a misura d'uomo».

Ha nostalgia dell'Abruzzo ?

«Ovviamente. Ho la famiglia a Pescara e settimanalmente prendo il treno per scendere a casa dai miei. Sento la mancanza del dialetto e degli arrosticini (ride, ndc)».

Che ne pensa del momento del Pescara?

«Sono dispiaciuto per come stanno andando le cose. Seguo da tifoso le vicende biancazzurre. Sono d'accordo con Massimo Oddo quando dice che per salvarsi bisogna passare attraverso la ricerca del gioco. E' il momento di dare fiducia e stare vicini alla squadra. I giocatori hanno bisogno della gente. Il Pescara, seppur soffrendo, può raggiungere la salvezza».

Non è un periodo felice per il Sassuolo di Eusebio Di Francesco. Come mai?

«Qualche giorno fa Di Francesco, in un'intervista, ha dichiarato che il Sassuolo ha forse perso un po' la sua dimensione. Speravano di avere qualche punto in più, ma non dimentichiamo che hanno assenze importanti. Un tecnico come Di Francesco, però, non si discute minimamente».

Che momento è per il calcio abruzzese?

«Non è bello vedere solo due squadre (Pescara e Teramo, ndc) tra i professionisti. Il calcio rispecchia la situazione economica del territorio. Che, purtroppo, non è delle migliori».

Gaetano Lombardino

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