D’Angelo: sarà dura, loro sono abituati a vincere

3 Settembre 2016

Il tecnico pescarese alla guida dei veneti: ammiro Campitelli, sì ho parlato a lungo con lui a maggio

TERAMO. Sulla panchina del Bassano c’è una vecchia conoscenza del calcio abruzzese: Luca D’Angelo. Il 45enne tecnico pescarese, da due mesi alla guida dei veneti, si racconta al Centro alla vigilia del match di oggi.

Mister, torna ad affrontare il Teramo a 5 anni dalla finale play off di serie D, vinta con il Rimini. Che effetto le fa?

«Di quella giornata conservo un bel ricordo. Non è mai facile espugnare il Bonolis. Ho affrontato il Teramo tante volte, da giocatore, e mi ha sempre colpito la passione del suo pubblico. È un piacere tornare e salutare persone che stimo, come il presidente Campitelli, il ds Lupo e il collega Zauli».

È vero che qualche mese fa è stato vicino al Teramo?

«A maggio ho avuto un colloquio con il presidente Campitelli. Non c’è stato nulla di concreto, ma quell’incontro lo ricordo volentieri. In 3-4 ore di chiacchierata si è parlato 5 minuti di calcio e per il resto delle nostre famiglie. Conoscevo Campitelli sul piano sportivo, poi ho avuto la fortuna di scoprire una splendida persona sul lato umano».

Che pensa del Teramo?

«Ha una rosa interessante, formata da elementi esperti e giovani. È una società abituata a vincere. Troveremo un Teramo arrabbiato per la sconfitta di Lumezzane. Servirà un Bassano super».

Che ambizioni avete?

«La salvezza. Siamo un gruppo rinnovato e giovane. La difficoltà del girone è sotto gli occhi di tutti».

Quali le squadre in pole position per la B?

«Parma, Venezia, Reggiana e FeralpiSalò partono favorite e, almeno sulla carta, sono le più attrezzate».

Le piacerebbe allenare in Abruzzo?

«Se un giorno dovesse capitare, valuterei. Sono molto legato alla mia terra. La mia famiglia vive a Pescara e mi sento pescarese al 300 per cento».

A proposito del Pescara, che pensa dei biancazzurri?

«Hanno lo stesso spirito dello scorso campionato. L’impatto con la serie A è stato buono. È una squadra propositiva e al giorno d’oggi, a certi livelli, è l’atteggiamento giusto. Meglio perdere una gara in più, ma rischiando di vincerla, piuttosto che andare avanti con pareggi sbiaditi. Ammiro molto Oddo».(g.l.)

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