D’Arcangeli: bravi ragazzi, ma ora miglioriamo

Il coach esalta la prova di Ciribeni: grande gara, e lui veniva anche da una settimana molto triste
MONTEGRANARO. Una vittoria sul filo di lana contro Montegranaro che coach Germano D’Arcangeli accoglie come manna dal cielo. «Sono particolarmente contento perché gli altri risultati delle nostre avversarie dirette avrebbero reso davvero drammatica una sconfitta stasera». Roseto adesso ha 6 punti in classifica, come la Poderosa, e mette alle spalle il terzetto formato da Urania, Caserta e Orzinuovi ferme a 4. «Abbiamo guadagnato sul campo una settimana di lavoro sereno per migliorare alcune cose che ancora non vanno», prosegue D’Arcangeli, «soprattutto dal punto di vista tecnico in certe situazioni non siamo stati come dovremmo invece essere». Ci sono dei passi avanti nei ragazzi della Sapori Veri che però l’allenatore biancazzurro vuole sottolineare: «Dal punto di vista delle palle recuperate ho visto buoni passi avanti, così come abbiamo tenuto molto bene al rimbalzo. Ci sono però ancora diverse cose in attacco che non facciamo al meglio». Lavorare con ragazzi giovani non facilita sempre il compito: «Non esiste una struttura codificata, un modo giusto di lavorare con loro che assicuri un successo. Serve tanta pazienza di fronte agli errori che si commettono e bisogna essere bravi a non far mai passare dello stress sui giocatori». Sbagliare aiuta a migliorare certo però D’Arcangeli sottolinea un aspetto per lui fondamentale: «Dico sempre ai ragazzi che bisogna giocare a non sbagliare. Noi continuiamo a fare cose belle e cavolate spaziali». Tra i più postivi della Sapori Veri c’è di sicuro Leonardo Ciribeni, di Sant’Elpidio a Mare. E il coach fa una dedica speciale: «Leonardo è un ragazzo splendido che mette sempre tutto ciò che ha per la squadra. Veniva da una settimana triste e si merita tutto il bene che oggi ha saputo raccogliere. Da questa sera fa parte di quelli che vincono e ci ha dato una grande mano nei momenti importanti della gara». Meno buona la prestazione di Menalo, forse innervosito dai tanti occhi puntati su di lui. In tribuna sedevano emissari di Philadelphia, Phoenix e Washington per lui, ma pure per i gioielli di casa Beyehe e Canka. La gara di Menalo però è durata appena tre minuti: «Nemmeno sapevo che c’era questa gente, sono cose che non interessano», chiude la porta D’Arcangeli, «Leo ha giocato poco perché gli altri hanno fatto meglio di lui. Se giochi male non importa se c’è l’Nba a guardare con i suoi scout. «Venivamo da tre sconfitte di fila e Leo sa che dobbiamo dare il massimo all’inizio delle gare. Io non sono qui a bocciarlo, anzi sono forse quello che conosce meglio il suo gioco». (g.c.)

