D’Onofrio: nel mio futuro vedo la maratona

10 Maggio 2020

Atletica, l’azzurro di Scontrone: «Stagione compromessa, spero di fare i Mondiali a ottobre» 

PESCARA. Per Daniele D’Onofrio la pandemia del Coronavirus ha interrotto un periodo di rilancio. Reduce dal titolo italiano di mezza maratona (km 21,097) con tanto di primato personale di 1h 03’15”, conquistato il 16 febbraio scorso Verona, avrebbe dovuto disputare i campionati mondiali della distanza il 29 marzo a Gdynia, in Polonia e anche gli Europei di Parigi sulla stessa distanza, a fine agosto, entrambi annullati. Dopo i problemi fisici ai tendini, che lo hanno tenuto lontano dalle gare nel biennio 2017 e 2018, il 26enne di Scontrone, tesserato con le Fiamme Oro ma cresciuto nell’Atletica Gran Sasso, si è visto frenare il percorso di crescita da un evento inimmaginabile.
Come sta vivendo questo momento?
«Come tanti cittadini che si attengono alle regole per cercare di uscire al più presto da questa situazione», afferma D’Onofrio. «Anzi, noi atleti che facciamo parte dei gruppi sportivi delle forze dell’ordine dobbiamo essere d’esempio per la comunità, nell’osservare i corretti comportamenti. Da due mesi sono a casa, a Scontrone. Mi alleno in contatto videoweb con le indicazioni dei tecnici delle Fiamme Oro e sentendomi con il mio tecnico personale, Luciano Di Pardo. Corro sul tapis roulant, che mi sono appositamente comprato. E da qualche giormno posso tornare a correre fuori, dopo il nuovo decreto».
Cos’è cambiato nella sua vita?
«Ho cercato di mantenere tutto come prima, nell’alimentazione e nella gestione degli orari, anche se non con l’attenzione e il rigore che avrei adottato nel pieno della preparazione e del periodo agonistico. Qualche licenza me la sono concessa, ma mi servirà per ricominciare senza stress la preparazione nel periodo in cui dovrò spingere».
Gli atleti azzurri della resistenza sono finiti spesso nel mirino dell’opinione pubblica, paragonati alla gente comune che violava i divieti con la scusa dell’attività motoria. A lei è capitata la stessa cosa?
«Non proprio. Nel periodo in cui i professionisti potevano correre liberamente, andavo sulla pista ciclabile, a Castel di Sangro. Un giorno sono stato controllato dal servizio della Protezione Civile. Non so se l’allerta fosse stata data da qualche cittadino allarmato da quello che facevo».
Quali sono i suoi prossimi obiettivi agonistici?
«Si parla del recupero dei Mondiali di mezza maratona a ottobre, ma non ne sono affatto sicuro. In alternativa, potrei disputare una maratona per fare esperienza e chissà, nel 2021, tentare un’ottima prestazione che possa permettermi di ambire al sogno olimpico. Comunque, la maratona sarà l’obiettivo futuro, anche se molto difficile».
Ha trascorso un periodo di allenamento in Kenya all’inizio di quest’anno. Cosa ha tratto da questa esperienza?
«Spero di ripeterla. Mi ha insegnato tanto, ha accresciuto la fiducia in me stesso, affrontando allenamenti molto duri, mai svolti prima. Ci si alzava alle 5.30 per cominciare. Ricordo di un “fondo medio” di 15 km e, la mattina seguente, 10 volte i 1000 metri con recuperi di un minuto e mezzo di corsa. Non ci si allenava in pista, ma sempre sullo sterrato. Ho capito che i keniani non hanno paura della fatica, non si lamentano mai della durezza degli allenamenti. E’ una delle ragioni per la quale vanno più forte degli altri».
Roberto Ragonese
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