Da Chieti a Bologna, il “professor” Ricci è tricolore

13 Giugno 2021

Il teatino, vicino alla laurea in matematica, vince lo scudetto con la Virtus: «Dedicato alla mia famiglia»

CHIETI. Nel tumulto festante sul parquet dei tifosi della Virtus Bologna, tornata a vincere uno scudetto a distanza di venti anni travolgendo in finale l’Olimpia Milano, è partita una dedica simpatica quanto significativa. «Un momento fantastico che dedico alla mia famiglia e a quel ragazzino un po’ cicciottello e timido che, a sedici anni, lasciò Chieti con uno zainetto pieno di sogni per provare a diventare un giocatore di pallacanestro».
Magari approdando in maglia azzurra e vincendo, da capitano, uno scudetto con la maglia delle mitiche V Nere. Il 29enne Giampaolo “Pippo” Ricci è così. Umile, garbato ma quanto mai determinato. Una carriera, la sua, segnata dal continuo crescendo di rendimento tra costante applicazione e valori morali ben solidi.
Come si diventa capitano delle V Nere e beniamino dell’esigente, quanto competente, pubblico della Virtus Bologna, società che ha fatto la storia della pallacanestro italiana?
«Quando coach Djordjevic mi chiese se ero pronto non capii subito che voleva assegnarmi il ruolo di capitano. Ne fui orgoglioso sperando di poter mettere a frutto, in uno spogliatoio con tanti campioni come Belinelli e Teodosic, tanto per fare qualche nome, le mie doti a livello emotivo. Diciamo pure una persona pronta magari a spendere la parola giusta nei momenti più delicati».
Alle spalle, tanta voglia di arrivare e, soprattutto, di accettare nuove sfide?
«È la sfida di un ragazzo che ha cominciato a muovere le retine nei campetti all’aperto e che, quando dalla società di Cesidio Di Masso è passato alla Stella Azzurra, non pensava alla categoria dove sarebbe potuto arrivare. Voleva provarci e basta».
Risultati sempre più lusinghieri accompagnati da diversi salti di categoria.
«Il non sentirsi mai arrivato fa parte del mio carattere ed indossare poi la maglia della Virtus ha rappresentato sicuramente qualcosa di particolare e ulteriormente stimolante».
Per ripagare la fiducia del tecnico e quella di un pubblico che sa di basket ed apprezza un giocatore che dà sempre il massimo.
«Penso di aver instaurato ovunque un bel rapporto con l’ambiente. Stanno arrivando tanti messaggi da amici che ho lasciato in varie città oltre a quelli di Chieti che mi seguono sempre con affetto».
Serietà e voglia di emergere, magari anche questo trionfo può essere considerato come punto di partenza e non di arrivo?
«Spero di sì. Con il tempo sono diventato più sicuro e questo credo sia il frutto di una grande applicazione in palestra. Sono da tempo nel giro della nazionale e non sarò mai abbastanza grato a coach Meo Sacchetti per tutto quello che ha rappresentato per me».
Il momento più difficile di questa stagione?
«Forse dopo la sconfitta con il Kazan in EuroCup ma, al di là di qualche battuta a vuoto, ci siamo sempre stati e lo abbiamo dimostrato nel momento giusto».
Ed uno sguardo rivolto al basket teatino?
«C’è sempre. Sono contento dei risultati raggiunti dalla squadra con la conferma in serie A2, ho avuto modo di sentire spesso il presidente Marchesani e, tra i primi messaggi che ho ricevuto dopo la finale-scudetto, c’era quello di Max Maffezzoli, un tecnico che ho conosciuto ed apprezzato in Nazionale».
Un esame alla laurea in matematica. I conti stanno davvero tornando per Giampaolo Ricci?
«Proprio la notte scorsa, durante i festeggiamenti, il professore di informatica mi ha comunicato l’esito positivo di un compito. Sì, insomma, siamo davvero vicini». Con la serena quanto estrema determinazione di sempre.
Giuseppe Rendine
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